venerdì 21 settembre 2007

SURF - Sono Un Ragazzo Fortunato

E' d'obbligo una premessa: sono un ragazzo fortunato.
E' d'obbligo una considerazione tangente: c'è tanta merda in giro.
Ma per fortuna vivo in un paese solare, in una città dove piove poco e quando lo fa infatti tutto si blocca. Sono circondato da ipermercati (intorno a casa mia ce ne sono sei) e mangio tutti i giorni, forse anche troppo. Ho quattro cellulari, una casa e un'automobile ma non guadagno abbastanza per ricaricare, per aggiustare e per mettere benzina spesso.
Dimenticavo, ho anche una moglie. E questa è una di quelle cose che mi rendono felice ogni mattina. Sono felicemente sposato. Da due anni, quindi per ora è così; evitiamo facili battute.
Certo, ultimamente, stentiamo un po' a campare, ma mi sto dando da fare, assieme a tanti altri, per migliorare le cose. Perchè le cose vanno migliorate.
L'abbiamo dimostrato in migliaia, l'altro giorno. Ma non basta un vaffanculo corale in un giorno qualunque della pazzesca vita che conduciamo. Ce ne vorrebbero tanti altri.
Basterebbe che cinquemila al giorno, a turno, andassero da chi di dovere e lo ricordassero.
Perchè ci stiamo lamentando a causa loro e lamentarsi va bene. Ma poi chi è che nel tempo fa finta di accontentarsi di quello che ottiene? Io dico: accontentarsi no.
Ad esempio: chi lavora potrebbe pur dire che intanto un lavoro ce l'ha. Ma cosa sta costruendo, che professionalità potrà rivendere se ogni sei mesi lo licenziano e i corsi di formazione non esistono se non a sue spese?
Ecco, avere degli obiettivi, è necessario e la cosa non deve essere vista come un miraggio. Voler migliorare va bene. Per alcuni datori di lavoro sembra che chiediamo la luna, forse perchè i sindacati fino a d oggi hanno preteso senza ricambiare.
Un po' come telefono azzurro, nato per proteggere i bambini dagli abusi. E oggi ci ritroviamo masse di genitori che corrono dallo psicologo perchè non sanno più come gestire il bambino, non potendolo toccare, guardare, sgridare, rimproverare, minacciare, castigare.
Quello che ci resta di più prezioso, in tutto questo caos, è avere tempo per sè stessi.
Però, abusare della pazienza altrui, no. In qualche modo dobbiamo restare disponibili per chi ci sta intorno. E se la regola vale per me, vale anche per gli altri.
Armonia non è una parola così difficile da capire.

Ribadisco, c'è tanta merda in giro.
E allora, anche io voglio dare la mia... cioè, scusate, dire la mia e (evviva!) lo posso fare.
Senza il benestare di Grillo o il permesso di Prodi e nessuna "i" concessa dal governo Berlusconi.
Lo posso fare perchè me lo posso permettere e perchè nell'imperante disservizio di tutte le compagnie telefoniche, qui, a Roma, non ci manca nulla.
Anzi, ce n'è talmente tanto che lo sprechiamo pure.

Guardando al resto del mondo - e qui ce n'è tanto - penso che sono fortunato. Siamo ragazzi fortunati, noi di borgata o pariolini, noi romanitaliani, che ci lamentiamo ma non scappiamo. Siamo fortunati perchè se molta parte di mondo viene a stare qui da noi (anche, qui da noi) un motivo ci sarà.
Noi restiamo. Chi a casa con mamma, chi a vivere da solo, chi in affitto e chi propietario, restiamo fermi sulla nostra sedia al bar dove tutti i giorni andiamo a borbottare.
Ma io (come tanti di voi) un'alternativa ce l'ho. Ce l'ho sempre avuta. Possiamo partire e andare a dare la nostra vitalità, fantasia, potenzialità, entusiasmo, professionalità, altruismo e le altre capacità manageriali all'estero, dove verrebbero apprezzate sicuramente di più. E dove lottare, il più delle volte, porta dei risultati.
Però, possiamo restare e dire la nostra. Come Beppe Grillo. Come Roberto Saviano. Come molti altri che ci provano e a volte ci riescono. Abbiamo la possibilità di dare voce alle parole. Sapendo benissimo che chi sta ad ascoltare sono sempre gli stessi. Ma dobbiamo sperare di allargare il giro. Dobbiamo provarci.
Dipende sempre da che dici e con chi parli se poi rischi qualcosa, ma questa è lezione di vita. Vale ovunque e per chiunque. Questa è lezione di vita, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a ballare.
O a sollevare polvere e ondate di merda.
Possiamo decidere di rischiare se sollevarne un po', tanta o tutta.
La merda è tanta, in giro per il mondo. Non c'è che da scegliere.
Per questo sono qui con la mia tavola ad aspettare la grande onda. Quando arriverà, la cavalcherò senza esitazione e arriverò esultante alla fine della sfida.
E voi siete pronti?

SURF!

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