La sua ombra ci offusca, vabbè, mi offusca e mi confonde. Mi depista, mi distrae. Mi porta a conclusioni apparentemente errate.
E' di questi giorni la notizia del negozio fantasma e del suo vecchietto che lì compare, pare, nei pomeriggi in cui Marte si allinea con Plutone. In quell'occasione la Luna concentra maggiormente la sua attrazione verso la Terra e le maree provocano un alzamento dei fluidi anche nel cervello di alcuni giornalisti.
Siccome di notizie e di fattacci ce ne sono troppi, siccome cose di cui parlare ce ne sono a iosa ma gli argomenti, alla fine, son sempre gli stessi, allora questo fantasista della comunicazione ha ben pensato di alleggerire un po' la tensione, regalandoci momenti di serenità altrimenti insperata.
La sua storia, a quanto pare fantastica, ci ha fatto sognare un po', ci ha dato una nuova ondata di speranza, ma anche ci ha riportato con i piedi vicino alla polvere facendoci vivere una storia che è il fantasma che tutti insegue in questi giorni.
Tutti?! Insomma, volevo dire tutti quelli che non rubano la pasta nei minimarket, non spacciano, non appaltano, non grattano e vincono, non hanno messo in piedi attività redditizie di ogni genere, non ereditano, non prendono pensioni parlamentari o da generali di qualunque corpo d'armata oppure non vivono da soli, ma a casa con mamma. Papà è andato via da un pezzo.
Alla fine la povertà, se non addirittura la fame, è lo spettro di una realtà abbastanza diffusa tra gli italiani. Per alcuni c'è questa maledetta ma indispensabile pensione che non basta mai, questi figli che non guadagnano abbastanza per provvedere ai loro vecchi e alla fine questi nipoti che sanno solo chiedere e a nulla rinunciano.
Ma tra una italianissima chiappa da miss e un funerale internazionale, un goal della Roma e uno della Fiorentina, una pernacchia a destra e una a sinistra, il mio personale vaffanculo va all'amministrazione capitolina. Ripeto, a Roma vivo e per Roma soffro. Nel senso che andando in giro, mi sento male. Sono trent'anni che mi chiedo, ma ogni volta che ci sono da fare dei buchi (come se già non ce ne fossero abbastanza) ma sempre tutti insieme li dovete fare? Dice, perchè così in pochi mesi, tutto si sistema.
Sarà, ma qui ognuno apre e chiude ogni 40 giorni lo stesso tratto di strada.
Sono anni che si lavora per queste strade e queste fognature, ma non si risolve mai nulla.
L'insoddisfazione è latente per tanti motivi, ma in modo drastico perchè i disagi sono ai massimi livelli: inquinamento acustico, traffico, posteggi, polvere come non avevo mai visto in questi quattro anni che ho vissuto nel quartiere dove sono venuto ad abitare.
Inverno 2003. Mi alzavo con il cinguettare degli uccellini e a volte mi svegliavo per il troppo silenzio. Dal 2006 mi alzo con il rumore delle ruspe e mi sveglio perchè tutti i cani del quartiere abbaiano quando alle 6 arrivano gli operai.
Forse ancora li chiamiamo nomadi perchè non sai mai come acchiapparli.
Ma la notizia di oggi sul giornale, mi rincuora, mi dà una nuova ondata di speranza: occupare case non è reato, se sei povero davvero.
"Non sempre occupare case popolari è reato, perché la casa è un bene primario come la vita o la salute. Parola della Corte di Cassazione, che ha sentenziato che non c'è reato se si agisce spinti da un 'reale stato di indigenza'."
Allora, forse, abbiamo risolto il problema delle baraccopoli.
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