Molte sono le cose di cui parliamo, ma in particolare mi fa gioco che un articolo di stamattina dica le stesse cose che diceva lui ieri: alla Repubblica fondata sul lavoro si è cercato di sostituire una Repubblica fondata sul mercato.
Nel suo editoriale, Francesco Barbagallo, su EpolisRoma di oggi, aggiungeva che negli anni '40 e '
L'antico Geometra mi raccontava di quando l'Italia si affacciava alla rinascita dopo la guerra. Ci domandavamo, retoricamente, ma come siamo arrivati alla perdita dei valori, oggi, così forte e quasi totale? Tutto parte dal frigorifero, è stata la sua risposta.
Negli anni '50 quando comprarsi la carne o il pesce era davvero un lusso, arrivò sul mercato italiano il frigorifero e divenne ben presto indispensabile per ogni massaia con un meccanismo pubblicitario molto semplice, un passaparola popolare: ancora non hai il frigo?
Ma davvero la classe povera e non ancora medio borghese dell'epoca aveva necessità di un frigo in casa?
Indovinate chi produceva questi cassoni ingombranti e rumorosi? FIAT.
Poi negli anni '60 arriva l'automobile.
Gli operai e gli impiegati scoprono le cambiali, antica forma di mutuo rateizzato, e cominciano a comprare di tutto. Anche l'auto.
Ancora non hai l'automobile? Le grandi città aumentano le distanze tra le case, tra gli uffici e le strade sono impraticabili, allora più di oggi. E allora, papà compra la macchina. 600.000 lire contro 34.000 di stipendio medio. Indovinate chi produceva le automobili popolari? FIAT.
Ma l'Italia del boom economico ride. E pure i politici che stringono la mano e l'occhiolino alla famiglia Agnelli. Anche perchè avevamo la rete autostradale più sviluppata d'Europa, insieme alla Germania. Ci volevano le automobili per riempirle.
E ancora, negli anni '70, anni del boom del transistor e del micro, ecco il dilagare delle autoradio.
Ancora non hai lautoradio? Qualcuno sicuramente se le ricorda le prime autoradio, le AUTOVOX. Quei cosi ingombranti e pesanti da portarsi dietro. Costosissimi, che tutti i tossici dell'epoca rubavano per una dose. Ma non potevamo rinunciare a sentire la musica in automobile. Proprio non si poteva.
E così via. Negli anni '80 era l'epoca che tutti dovevano avere un pc.
Negli anni '90 è stata la volta del televisore piatto e internet veloce.
La parola d'ordine è stata sempre e solo quella, l'infantile ma ancora non te lo sei comprato?
Francesco Barbagallo conclude il suo editoriale con una considerazione che chiude anche il discorso tra me e l'antico Geometra.
[Dagli anni 50 fino alla metà degli anni 80 - questo lo aggiungo io] la classe dirigente, nel suo insieme, ha espresso una forte responsabilità nazionale e una adeguata capacità di direzione politica. Oggi non si può dire lo stesso.
Il paese e la sua classe dirigente sono precipitati a un livello molto basso. Il danaro, il potere e l'esposizione narcisistica sono diventati gli obiettivi principali, che accomunano le aspirazioni di governanti e governati. Qualsiasi traccia di morale è stata espunta dai comportamenti diffusi nel paese, a partire dalle classi dirigenti. Una classe politica che abbonda di pregiudicati e inquisiti per corruzione e altri gravi reati non può che affannarsi a cancellare la memoria di Berlinguer, che osò denunciare la questione morale in un paese amorale. E allora dove si va?
Nella mia ignoranza ho sempre riposto a questo tipo di domande in un modo solo: bisogna capire da dove si viene. La nostra coscienza e la nostra storia non possono scindersi. Possiamo prendere posizione, ma non possimo disconoscere la realtà delle nostre origini. Siano esse sociali, storiche o politiche.
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