martedì 25 settembre 2007

BISOGNA CAPIRE da DOVE SI VIENE

Disquisivo sull'etica e sulla moralità del popolo italiano nei confronti della propria storia politica assieme ad un mio amico, l'antico Geometra.
Molte sono le cose di cui parliamo, ma in particolare mi fa gioco che un articolo di stamattina dica le stesse cose che diceva lui ieri: alla Repubblica fondata sul lavoro si è cercato di sostituire una Repubblica fondata sul mercato.
Nel suo editoriale, Francesco Barbagallo, su EpolisRoma di oggi, aggiungeva
che negli anni '40 e '50 l'Italia è stata squassata da conflitti sociali e politici durissimi, ma ha proceduto speditamente sulla strada dello sviluppo economico e del progresso civile.
L'antico Geometra mi raccontava di quando l'Italia si affacciava alla rinascita dopo la guerra. Ci domandavamo, retoricamente, ma come siamo arrivati alla perdita dei valori, oggi, così forte e quasi totale? Tutto parte dal frigorifero, è stata la sua risposta.
Negli anni '50 quando comprarsi la carne o il pesce era davvero un lusso, arrivò sul mercato italiano il frigorifero e divenne ben presto indispensabile per ogni massaia con un meccanismo pubblicitario molto semplice, un passaparola popolare: ancora non hai il frigo?
Ma davvero la classe povera e non ancora medio borghese dell'epoca aveva necessità di un frigo in casa?
Indovinate chi produceva questi cassoni ingombranti e rumorosi? FIAT.
Poi negli anni '60 arriva l'automobile.
Gli operai e gli impiegati scoprono le cambiali, antica forma di mutuo rateizzato, e cominciano a comprare di tutto. Anche l'auto.
Ancora non hai l'automobile? Le grandi città aumentano le distanze tra le case, tra gli uffici e le strade sono impraticabili, allora più di oggi. E allora, papà compra la macchina. 600.000 lire contro 34.000 di stipendio medio.
Indovinate chi produceva le automobili popolari? FIAT.
Ma l'Italia del boom economico ride. E pure i politici che stringono la mano e l'occhiolino alla famiglia Agnelli. Anche perchè avevamo la rete autostradale più sviluppata d'Europa, insieme alla Germania. Ci volevano le automobili per riempirle.
E ancora, negli anni '70, anni del boom del transistor e del micro, ecco il dilagare delle autoradio.
Ancora non hai lautoradio? Qualcuno sicuramente se le ricorda le prime autoradio, le AUTOVOX. Quei cosi ingombranti e pesanti da portarsi dietro. Costosissimi, che tutti i tossici dell'epoca rubavano per una dose. Ma non potevamo rinunciare a sentire la musica in automobile. Proprio non si poteva.
E così via. Negli anni '80 era l'epoca che tutti dovevano avere un pc.
Negli anni '90 è stata la volta del televisore piatto e internet veloce.
La parola d'ordine è stata sempre e solo quella, l'infantile ma ancora non te lo sei comprato?
Francesco Barbagallo conclude il suo editoriale con una considerazione che chiude anche il discorso tra me e l'antico Geometra.
[Dagli anni 50 fino alla metà degli anni 80 - questo lo aggiungo io] la classe dirigente, nel suo insieme, ha espresso una forte responsabilità nazionale e una adeguata capacità di direzione politica. Oggi non si può dire lo stesso.
Il paese e la sua classe dirigente sono precipitati a un livello molto basso. Il danaro, il potere e l'esposizione narcisistica sono diventati gli obiettivi principali, che accomunano le aspirazioni di governanti e governati. Qualsiasi traccia di morale è stata espunta dai comportamenti diffusi nel paese, a partire dalle classi dirigenti. Una classe politica che abbonda di pregiudicati e inquisiti per corruzione e altri gravi reati non può che affannarsi a cancellare la memoria di Berlinguer, che osò denunciare la questione morale in un paese amorale. E allora dove si va?
Nella mia ignoranza ho sempre riposto a questo tipo di domande in un modo solo: bisogna capire da dove si viene. La nostra coscienza e la nostra storia non possono scindersi. Possiamo prendere posizione, ma non possimo disconoscere la realtà delle nostre origini. Siano esse sociali, storiche o politiche.

Nessun commento:

Posta un commento

Cavalca l'onda inseme a me. Raccontami quello che vedi.