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martedì 18 novembre 2008

chiuso alle chiusure!

Si dice in giro che il governo, non Berlusconi, voglia far passare una legge per chiudere i blog.
Io non ci sento, da quel lato.
Sono chiuso alle chiusure!
Ci sarebbe da approfondire la questione, e lo si può fare, ma non qui e non ora.
Tanto le cose come stanno lo sappiamo tutti.
Forse non tutti sanno come potrebbe essere e quelli sicuramente saranno gli ultimi ad accorgersene. Per noi che preventivamente stiamo cercando di fare qualcosa, magari anche solo attirando l'attenzione, la speranza è l'ultima a morire e la prima a ritrovarsi nell'altro mondo.
Cioè, una volta passata la bufera cosa resterà?
La speranza, appunto.
Quand'ero piccolo mi chiedevo sempre cosa significasse essere Rumeno e vivere sotto dittatura. Quando sono diventato grande mi sono cominciato a chiedere perchè una volta finita la dittatura le cose non sembrassero diverse, dal momento che continuavano a scappare tutti. Ora che sono oggi, mi rispondo domandomi se non è il caso di approfittare della massiccia presenza di esponenti di quel popolo per prendere lezioni di sopravvivenza.

E io che da piccolo volevo fare lo scrittore!
Se mi chiudete il Blog cosa farò da grande?
Il bamboccione?
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Governo mio, governo nostro
ti guardo in faccia mentre mi gridi
che con le mie parole per te sono un mostro
mentre con le tue, tu, mi uccidi.

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come diceva Elio "Free Nelson Mandela, Free Blogger, ma sopratutto Free a mio Cuggino!"

Nel caso, se si dovesse davvero chiudere, non cederò il mio posto ad un bingo!
Piuttosto ci metto una rosticceria araba.

giovedì 6 novembre 2008

le verità dell'ovvio [pane e denti]

La verità è l'ovvio dei popoli.
Per questo che restiamo stupefatti quando ne respiriamo un po'.
Per questo viene combattuta da secoli. A volte riuscendo a nasconderla.
Ma come tutte le cose che alterano la percezione dei sensi, abusarne comporta una sorte di overdose. Un rifiuto organico del nostro corpo a doverne assumere ancora.
Per questo che quando c'è troppa verità in giro, io chiudo le orecchie e il naso e per un po' faccio finta di pensare ad altro.



EVVIVA! L'America ha il suo nuovo presidente!
Il mondo è davvero un posto migliore ora che un piccolo uomo ha la possibilità di dimostrare che il differente può fare la differenza.
Tutti strillano che il neo-presidente è nero. Mi dicono anche che sia una brava persona. Però fondamentalmente è nero. E questo fa la differenza, perchè il ne(g)ro ha il ritmo nel sangue e sopratutto ce l'ha grosso.
Così se il presidente americano uscente era e resta una gran testa di membro (della presidenza), questo nuovo, per il momento, gode solo della fama della sua razza a proposito di apparati riproduttivi maschili.
Ed è inutile che ci lamentiamo, noi. O facciamo paragoni. Da ieri, non solo i nostri politici ce l'hanno piccolo.
E così, mentre l'America ha il suo Obama, a noi restano le baracke.
E lascio in questo spazio, a futura memoria, il pezzo scritto da Chicco Gallus sul nostro Epolis quotidiano. Lo metto in mostra alle future generazioni, perchè dice una cosa che è così evidente che nessuno se ne accorge. O forse, cosa che io temo sia molto più vera, nessuno affronta per scaramanzia. Perchè non vedere, in qualche modo, significa anche immaginare che non esiste. Che la realtà è diversa.
Dopo l’elezione di Barack Obama a uno degli incarichi più importanti al mondo ho cercato un po’ di cosine che aveva detto in un suo discorso. Il discorso è quello di Denver, quando è stato scelto come candidato democratico alla presidenza. Spero siate seduti, perchè ci sono delle cose veramente sovversive. Ad esempio ha detto che il governo dovrebbe fare quello che non si può fare da soli: proteggere i cittadini e garantire una istruzione a tutti i bambini, preoccuparsi dell’ambiente e investire in scuole, strade, scienza e tecnologia. Caspita, è praticamente l’esatto opposto del programma del nostro, di governo. Ma Obama quella volta ha detto pure di peggio: ha promesso di investire 150 miliardi di dollari in 10 anni per le fonti energetiche rinnovabili. Poi si è spinto pure più in là. Rendetevi conto, ha detto “assumerò un esercito di nuovi insegnanti pagandoli meglio e appoggiandoli nel loro lavoro”. Quest’uomo è chiaramente un nemico del progresso e della decenza. Inoltre in quel discorso ha parlato di garantire l’assistenza sanitaria a tutti gli americani e addirittura di garantire ai lavoratori il congedo retribuito per malattia. Evidentemente delirava: queste cose, ce lo dice ogni giorno chi governa da noi, sono nocive e da eliminare.
Pensare
che gli americani, a quanto pare, le desiderano ardentemente.
E pensare che noi, almeno per ora, ce le abbiamo.
Chi ha il pane, non ha i denti.
Quanta verità scorre nel sottobosco delle ovvietà.

lunedì 22 settembre 2008

DA DOMANI

Da domani bar e disco rischiano la chiusura senza tabelle antialcool.
Scatta martedì 23 settembre l'obbligo
di esporre le tabelle sui tassi alcolemici
e sugli effetti dell'alcool, nelle discoteche
ed in tutti i locali dove si svolgono forme
di intrattenimento congiuntamente alla vendita
e somministrazione di bevande alcoliche.
Perplessa la Confesercenti, che ritiene le tabelle
di difficile comprensione per la clientela
.

Le donne e gli uomini divisi per colonnne, pesi ed età.
Da domani ogni sorso sarà spuntato su un foglio per non dimenticare.
Da domani gli automobilisti ubriachi rischiano la galera.
Quelli che parlano al cellulare la sospensione della patente.
Quelli che leggono il giornale una tiratina d'orecchi.
Quelli che guardano il culo alle belle donne una severa occhiata di rimprovero.
Naturalmente, da domani, i vigili sapranno svolgere al meglio il loro mestiere.
Attraversare le strisce pedonali sarà un gioco da ragazzi e attraversare l'europa in tir non sarà più un sacrificio.
Questi bei ragazzoni polameni o rumacchi, non potendo più bere al bar, sarnno sempre svegli e attenti e felici.
Questi bei giovani, amanti della discoteca, si faranno sbomballare il basso ventre dalla musica perpetua, tutta la notte. Sobri. E così dovrebbe succedere: magari si accorgono finalmente di cosa hanno ascoltato fino ad allora.
Ma anatema su quei baristi che danno da bere agli esseri umani, automobilisti, per giunta, più di due bicchieri per volta di qualunque alcolico che si possa mischiare con le droghe assunte, che sballano fino al sonno chiunque stia sette ore consecutive a ballare.
Eppure, pensateci: migliaia di ragazzi a ballare per tutta l'Italia, e solo settotto muiono ogni fine settimana. Tranne quelli che guidano. Chi è al volante, che di solito è ubriaco. O fatto. O stanco. O figlio ignoto.
Poi però, ogni giorno della settimana lavorativa, qualcuno mentre parla al cellulare o solamente guida un po' troppo baldanzoso, mette sotto qualcun'altro. E a fine settimana sono decine le vittime.
Eppure non erano ubriachi. O fatti. O figli ignoti. Erano semplicemente automobilisti.
Erano e sono solamente uomini. Esseri umani. Perchè alla guida ci sono pure le donne. Anche loro esseri umani. Quindi tutti, indistintamente, sono colpevoli.
E allora chi multiamo? A chi diamo la colpa?
Per me che abito a Roma e che Roma la guido, lo saprei io a chi dare la colpa.
Ma non lo dico per non sviare il discorso. Qui si parla di provvedimenti.
Mio padre, quand'ero piccolo, ma pure quando ero più grande, mi picchiava qualora riteneva che l'azione che avevo compiuto fosse grave.
E certamente ho odiato quell'uomo, così come molti odiano le istituzioni.

E ho combattuto quell'uomo, così come molti pensano che opporsi alla legge sia la cosa più caparbia da fare. Dimostrare la nostra ragione, il nostro stile. Le nostre idee.
E io ho odiato e contestato quelle di quell'uomo, che cercava di dirigere la mia mente in una direzione che non capivo.
Così come molti, ancora oggi, non capiscono perchè devono mettersi la cintura di sicurezza in automobile o il casco andando in moto.

Ma poi sono cresciuto.
Diciamo che crescendo, vivendo, imparando ho capito meglio certe sfumature.
Così sono felice che qualcuno sia un po' severo, ogni tanto. Ben sapendo che tanto solo il tre per cento capirà i motivi ed i vantaggi nell'intraprendere quei suggerimenti.
L'altro novantasette , da domani, guidando automobili dalle grosse cilindrate, comode, calde, silenziose, accoglienti, confortevoli e sicure potrebbero essere coscenti che la galera, la privazione della propria auto e la sostanziosa multa non portano vantaggi sociali.
Figuriamoci schiantarsi con gli amici.
O con un camion insieme al suo rimorchio.
Da domani. Qualunque sia l'oggi.

venerdì 18 luglio 2008

PILLOLE DI MEMORIA [2]

Ricordare non fa mai male.
Anzi, è stata la grande forza dell'umanità, la grande eredità che ci siamo tramandati di generazione in generazione: la memoria degli eventi.
Nomi e cognomi.
Così, nel mio piccolo, provo a tracciare anche il mio solco di memoria.
Oggi parlo di politica e di economia. Parlo di un luogo che non ho frequentato perchè non ho voluto, non perchè non ho potuto. Ma allora come oggi, gli atenei erano ricercati per poter avere una base culturale da cui partire ed un attestato di frequenza che dichiarasse che ci si era andati davvero. Perchè da sempre (da trent'anni per quel che mi riguarda) l'università La Sapienza a Roma è stata scarsina di dotazioni di laboratorio.
Perchè l'universitario italiano della mia generazione non ha una precisa coscienza del valore della ricerca e della sperimentazione di laboratorio.
Non ha mai visto un laboratorio!
E lo dico con una certa cognizione: mio padre era un docente, ricercatore e luminare.
Le mie prime corse in bicicletta, con le rotelline di dietro, le ho fatte nei viali dell'università.

Anche mio padre si lamentava del fatto che i fondi fossero sempre pochi, mal distribuiti e mal spesi.
Anche a quei tempi la ricchezza di alcuni docenti non era nella memoria e nella gloria che i posteri avrebbero potuto attribuire al suo nome, ma nella vastità dei saloni delle loro case al centro storico, addobbati possibilmente di opere d'arte di estimabile valore.
Corruzione ed idiozia vann di pari passo, questa è la memoria che gli avi ci hanno lasciato.
Ma a scuola pochi studiano e molti lo fanno svogliatamente, quindi non imparano e quindi perpetrano e perpetuano movimenti che sono già stati compiuti.

Dal momento che chi ha il potere oggi, lo ha conquistato grazie all'ignoranza che dilaga e regna sul territorio, quelle stesse persone sanno bene che valore abbia la scarsità di istruzione superiore.
Forse è questa la visione prospettica che i ministri dell'attuale governo hanno ben chiara: il popolo deve rimanere popolo, che al resto ci penseranno i figli del potere.

Così, l'ultimo accessorio tecnologico posato sul mio tavolo Ikea mi ricorda che le cose inutili hanno sempre il sopravvento sulle cose necessarie. Ma forse mi sbaglio.
Aspetto fiducioso. Non sono credente e non dò speranze di sopravvivenza all'umanità, ma aspetto che qualcosa di troppo esilarante accada, qualcosa da non poter fare a meno di riprendere con un cellulare per inviarlo su YouTube ad un mondo morente che non capirà cosa sta guardando.
Senza ricerca scientifica viene meno lo sviluppo di un paese e si aggrava la crisi economica», ha di recente affermato il premio Nobel Mario Capecchi.
Ma il ministro Tremonti “mani di forbice” non ci sta e ha confezionato un decreto legge che massacrerà ricerca e università pubbliche, con tagli pesanti e indiscriminati. Per tappare il buco di denaro creato dalla populistica abolizione dell’Ici e dal salvataggio dell’Alitalia, Tremonti saccheggia le tasche già mezze vuote delle Università.
Tagli drastici ai fondi per il funzionamento e per la ricerca, forte limitazione delle assunzioni, riduzione degli scatti stipendiali e privatizzazioni insensate: si tratta di misure che causeranno la paralisi, azzerando le possibilità di crescita e rinnovamento degli atenei e le speranze di carriera di giovani e meno giovani. Anche grazie all’incremento delle ore dedicate dai docenti alla didattica, l’università si trasformerà in uno pseudo-liceo, contenitore di didattica, povera e minimale, esamificio da cui la ricerca scientifica sarà espulsa, come un corpo estraneo.
Le scellerate misure di Tremonti costringeranno, inoltre, gli atenei a triplicare le tasse d’iscrizione per rastrellare fondi necessari alla sopravvivenza. Il buon senso avrebbe suggerito di tagliare le sacche d’improduttività grazie ad una seria valutazione, ma Tremonti non colpisce fannulloni e nepotisti, non pota rami secchi, preferisce penalizzare la parte migliore degli Atenei, quella che lavora, produce e studia. Al tempo stesso, elargisce finanziamenti ad personam ai centri “d’eccellenza” privati da lui stesso istituiti.
Si tratta di una reale emergenza, il più violento e rozzo attacco mai sferrato contro la cultura, l’università e la ricerca pubblica nel nostro paese dal dopoguerra in poi. Un attacco che ha generato un malcontento dilagante: da Torino a Cagliari, da Firenze a Napoli, da Bologna all’Aquila, da Milano a Roma, da Venezia a Palermo, docenti, personale tecnico-amministrativo e precari organizzano assemblee e minacciano di bloccare l’apertura del prossimo anno accademico. Si penalizzeranno gli studenti?
Saranno penalizzati comunque dall’aumento delle tasse universitarie e da servizi sempre più scadenti.
Si preannuncia un autunno davvero bollente, Tremonti ci pensi bene.

Patrizio Dimitri

Docente di Genetica all'Università La Sapienza - Roma
EPOLIS - 17 luglio 2008
A ben pensarci, il nostro Napoleone nazionale, guida le sue truppe con una strategia incredibilmente palese eppure così sfuggente. Ora crea i presupposti per una grande disoccupazione, sopratutto di personale specializzato. Poi, alle prossime elezioni, prometterà milioni di posti di lavoro.
Un genio!
Aspettiamo a vedere, due saranno le soluzioni. Solo due: o l'alloro o gli schiaffi.
Nessun duce porta mai del bene al proprio popolo. MAI!
Spero che la memoria storica prenda il sopravvento alle fiction, nei prossimi anni. Spero che essere costretti tutti a pagare il canone dovendo mostrare l'impronta del proprio pollice, scoraggi milioni di persone a continuare a guardare nella scatola.

Armonia non è un concetto filosofico astruso, è una condizione di vita probabile.
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domenica 13 luglio 2008

GENERAZIONI

Cemto anni fa gli italiani, quelli più poveri, quelli più disperati e ignoranti, quelli che fuggivano in qualche modo da qualche cosa o qualcuno, magari la legge, magari un padre infuriato, magari una situazione senza speranza, quegli italiani, sbarcavano in America.
Nel corso del tempo quel grande paese è stato invaso da ogni razza e ogni tipo d'uomo (essere umano, quando dico uomo non intendo assolutamente dimenticare le donne, che in tutto questo hanno avuto il loro grande ruolo di perpetuare la specie) e ogni etnia ha preteso di imporre le sue ragioni, le sue religioni e il suo valore morale. Chi aveva più ricchezza e armi lo ha potuto fare a discapito di tutti gli altri, autoctoni compresi.
E così, dal 1500 al 1800, gli spagnoli, gli ingesi, gli olandesi e i tedeschi hanno colonozzitato quella grande terra.
Poi, alla fine del 1800, è cominciata l'esponenziale invasione degli italiani.
Questi si sono trovati di fronte un paese che offriva possibilità di ricchezza per tutti. Bastava rimboccarsi le maniche ed essere amico di qualcuno. Grandi sacrifici perchè almeno uno dei figli potesse studiare e grandi speranze perchè almeno una delle figlie sposasse qualche ricco americano.
Un po' come i rumeni, oggi, qui da noi.
Insomma, senza voler fare analisi che non mi competono, gli italiani, cento e passa anni fa, hanno invaso l'America. Esportando in quella terra tutta la forza e l'ingegno e la speranza che in Italia, gli italiani stessi, non riuscivano a radicare.In fondo la storia di molti popoli è simile, anche se vissuta in epoche diverse. Anche la nostra penisola e il popolo che l'abitava da sempre, quel popolo dalle nobili radici latine, sono stati invasi e violentati da ogni sorta di altra etnia, religione e cultura. Perdendo la memoria genetica di quella gloriosa razza.
Ma torniamo di nuovo con la mente in quell'America, dove una società certamente meno evoluta di quella odierna, ma altrettanto certamente più caparbia, accolse in sè tutta quella manod'opera a basso costo, che contribuì a costruire le città, le ferrovie e a rinforzare l'economia delle industrie americane e immaginiamo un dna ibrido che incontra un altro dna ibrido.
Da allora ad oggi, generazione dopo generazione, tutte quelle razze si sono unite per creare un terzo dna che ha portato alla luce centinaia di personaggi che hanno fatto la storia della cultura americana e che portano, immancabilmente, un cognome italiano.

Ora mi trovo di fronte ad un bivio, un ragionamento raddoppiato come un Giano Bifronte: tra 100 anni il dna italiano fuso con i dna dei popoli che lentamente ci stanno invadendo, porterà ad una generazione di grandi scenziati italiani con cognome italiano o ad una generazione di scenziati con un altro cognome?
La risposta sembra essere nel genoma latinorum.
Eppure il mio dubbio nasce da un postulato: quanti figli autoctoni nascono ogni anno a confronto con i figli dell'invasore?
Questa è una domanda che, posta oggi da italiano agli italiani, è valida anche se ci proiettassimo indietro nel tempo e ci raffigurassimo vestiti con un soprabito lungo, al central park, bombetta in testa mentre leggiamo il New York Times del 1910, sentendoci in tasca il rassicurante peso di un passaporto americano, sapendo di chiamarci Smith di cognome.

Intanto che cerco la risposta, raggiungo mia moglie in camera da letto.

mercoledì 30 aprile 2008

CHE RISATE!

Era dal giorno degli scrutini finali per il governo che non aprivo il giornale.
Il mio caro e sempre amato EPolisRoma.
Erano giorni che non ridevo così tanto!

Alitalia.
Berlusconi avverte Bruxelles: «Stop agli ostacoli o la compra lo Stato attraverso le Fs».

Oh! Bruxelliani!! Siete stati avvisati, nèh!
Oh! Berlusconi. Fagli vedere come siamo capaci di gestirci da soli le nostre cause perse.
Ad ogni modo, ricorda pure tu: fai tutte le cose a modino, sennò saranno sonori ceffoni!

Magari potresti usare un po' dei soldi dei tuoi amici mafiosi, che hanno tanto da spendere e così poco tempo per farlo.

venerdì 18 aprile 2008

SONORI CEFFONI

Mutui,occupazione, salari e tasse.
E fin qui, nulla di nuovo: qualunque governo deve affrontare queste realtà.
Berlusconi promette soluzioni.
E fin qui niente di nuovo: qualunque governo deve affrontare questa realtà.
Ce la farà?
E qui sta la novità!
Qualunque governo ci sia, dobbiamo seguirlo, nei nostri interessi.
Dobbiamo chiedergli conferme e fatti concreti.
Dobbiamo seguirlo, un po' per uno, a turno, perchè capisca e senta che il popolo c'è.
Ora io non ho votato Berlusconi, ma al di là dell'uomo, al di là degli interessi personali e al di là delle promesse che può aver fatto ai suoi accoliti di potere e indennità, al di là di tutto questo ci siamo noi.
Voi, chiunque siate, sotto qualunque bandiera batta il vostro cuore, voi siete cittadini italiani e credo stia a cuore quanto a me che questo paese cresca civilmente, economicamente, profesionalmente e in prospettiva.
Qualunque governo salga al potere, restando sottintese le loro diverse posizioni su alcune faccende, deve, sottolineo DEVE, avere a cuore il futuro del popolo.
Il lavoro ci deve essere ma bisogna anche adattarsi all'offerta.
Il risanamento dell'economia si deve ottenere ma bisogna che tutti sprechiamo di meno.
Le tasse bisogna che siano giuste ma bisogna anche pagarle.
Le strade, le città, i treni, gli aerei e le navi italiane devono essere per tutti un orgoglio e non un peso, ma bisogna che chi le usa le ripetti un po' di più e chi ci lavora stia attento a far rispettare di più le regole.
I sindacati devono tornare a lottare per il bene dei lavoratori e non per assicurarsi pensioni da deputati.
Secondo me, dovrebbero cominciare a volare sonori schiaffi.
Alcune persone dovrebbero capire meglio perchè sono dove si trovano.
Come ai bambini: prima gli si dice con le buone, poi si strilla, poi si crea una punizione e alla fine, proprio quando non è possibile altrimenti, si molla qualche sonoro ceffone. Come faceva mio padre.
Come facevano i padri di tutte le rivoluzioni sociali.

Quindi Berlusconi, che ora si è preso nuovamente l'impegno davanti al popolo italiano TUTTO, non solo quello che lo ha votato, deve farmi vedere che questa Italia marcia meglio.
Adotti la soluzione che vuole.
Deve funzionare.
Se non funziona, saranno sonori ceffoni.

venerdì 21 settembre 2007

THE OTHERS

In Italia viviamo una situazione in cui, nelle ultime elezioni per il Parlamento, metà esatta dell'elettorato ha votato il centrodestra e metà il centrosinistra, ossia due modelli antitetici di gestione della cosa pubblica. Ora, aldilà delle pretese di ciascuna parte, c'è bisogno di un modello nuovo, che superi la paralisi di questi anni, che metta al centro gli interessi complessivi e non solo di una parte. Che metta al centro la ricostruzione di un'etica del rispetto civile che sembra ormai dimenticata.

Nella vita dobbiamo comportarci come si deve. Come per le cose della vita, tutte devono avere coerenza e disciplina. Se in casa siamo ordinati e puliti, perchè allora per la strada ci comportiamo in modo diverso? Trattiamo la città, la nostra casa comune, come una discarica. Ma pretendiamo rispetto e ordine.
Dimostriamo di essere capaci di una superiorità di intenti e di una civiltà del rispetto.
La politica - e i politici - dovranno agire di conseguenza. Perchè la res publica siamo noi.

Allo stesso modo la tolleranza fa parte di un'educazione e di una cultura che non ci appartengono più. Sarebbe ridondante dire che i modelli di una volta sono spariti e che quelli che li hanno sostituiti fanno rabbrividire, però è così.
Ora mi piacerebbe riuscire ad inventare parole e frasi nuove per catturare l'attenzione e portare la mente verso ragionamenti più complessi ma anche più solidi, ma non posso. Le parole migliori sono proprio quelle che sembrano vecchie, obsolete e ridondanti.
Ed è pur vero che dovremmo chiaccherare di meno, bloggare di meno, messaggiare di meno e parlarci di più. Sfogarci, arrabbiarci, capirci, aggregarci e far sentire la nostra corale voce.
Non dobbiamo continuare ad essere una statistica di percentuale di usufruitori. Beppe Grillo e tutti quelli che usano il blog a quel modo stanno cercando di farci capire che la dialettica è costruttiva.
I famigerati politici che aprono i blog e poi li chiudono dimostrano due cose: l'incapacità di comunicare con tutti ma anche l'impossibilità di ascoltare tutti.
Per questo eleggiamo dei rappresentanti. Perchè loro parlino a nome nostro al mondo e alla nostra gente. E non è Beppe Grillo il nostro rappresentante. Lo stimo, è un uomo intelligente e sagace ma non vorrei mai che mi rappresentasse. Un comico! ma fatemi il piacere. Che di gente brava ce nè a palate in questo paese che puzza di merda ma non per colpa di tutti.
Loro, quando sento dire ancora "loro" come se fossero alieni mi viene da pensare: come ci sono diventati "loro"?
The others, in Lost è un eufemismo per indicare i nemici invisibili ma che quando si rivelano restano "the others" perchè ora che li vediamo restano però incomprensibili nelle loro azioni e nel loro modo di ragionare.
Insomma, se dovessimo passare dall'altra parte, non diventiamo come "loro". Cerchiamo di restare noi e parlare tra di noi.
Un mio amico ha cominciato ad interessarsi di politica e si presenterà candidato alle prossime elezioni.
Sono curioso di vedere se avverrà quella trasformazione, nel caso riuscisse a farsi eleggere. E sapere a quel punto anche perchè.
Vi terrò informati.

Nel frattempo il V-day ci ha insegnato una cosa. Spero che l'abbiano capita anche "loro" a discapito di quanto affermano ai vari giornalisti. Ormai siamo tutti uniti, la destra e la sinistra, in un'unica mano di Dio che colpirà con rabbia, con indignazione, con violenza quella dannata casta di uomini.

Alcune frasi sono state prese dal giornale E-Polis di oggi, come spunto per le mie considerazioni.
Ringrazio A. Cipriani, F. Cortese, C. Gallus e V. Devoto per questo e per la loro quotidiana presenza.