sabato 31 maggio 2008

SE CONTEMPORANEAMENTE

SE lasciassi uscire quel che ho dentro contemporaneamente
a ciò che succede nel mondo, probabilmente
si crinerebbe la luna.
Per questo urlo in sottofondo,
mentre la vena sulla tempia si gonfia,
mentre gli occhi sorridono,
mentre la luce si soffonde contemporaneamente.

Se la mente, contemporanea a se stessa
si confonde con il passato del mondo,
evoluzione astrale dell'infinito,
il continuum temporale smette di avere il suo senso,
per quanto incompiuto,
pulsando, contemporaneamente, vive.

E poi il mattino è un suono stupendo
nell'armonica esplosione di vita,
tutta la vita,
ogni forma,
ogni sospiro,
ogni goccia,
ogni umana speranza,
contemporaneamente.

SE.

mercoledì 28 maggio 2008

IO SONO DI SINISTRA (2)

Se è vero che noi di sinistra abbiamo perso le ultime elezioni, la fede e la speranza che un dialogo di crescita e investimento possa esistere, vedendo quale classe politica ci rappresenta, è altrettanto vero che dalla parte dell'opposizione, oggi di nuovo al governo, esiste un entusiasmo che ci fa quasi invidia, più che paura.
Mi viene da pensare a tutti quegli yuppies degli anni ottanta, fine anni ottanta, che si davano gran pacche sulle spalle e sorridevano sempre. Avevano talmente tanta fiducia nel futuro che hanno devastato il loro presente e anche il nostro. Quella filosofia di vita troppo edonistica ha comunque trascinato dietro pure noi, che ineluttalbilmente ne abbiamo fatto parte.
E' stato allora che abbiamo cominciato a correre all'indietro.
Ero poco più che un giovane vent'enne e cercavo una strada per la mia carriera. Quindi mi son dato da fare per allacciare rapporti, per imparare trucchi del mestiere e per presentare al meglio il mio operato. Per vendermi, insomma. Perchè certamente ogni bravo venditore sa che deve gestire una serie di compromessi se vuole portare a casa il contratto. Sa bene che deve sottostare a delle promesse, per poter accaparrarsi la fiducia delle persone, che con i soldi comprano il prodotto e con la stretta di mano comprano l'uomo. E la sua anima.
E' stato così che ho scoperto che essere imprenditori significa essere di destra.
Bisogna guardare gli altri come fossero diversi, bisogna sfruttare le occasioni e invadere il territorio. Spezzare le reni all'altruismo, che non porta benefici immediati.
Bisogna dare cieca fiducia al futuro, non costruendolo sulle basi del passato, ma sulle ceneri del presente.
E non è di politica che sto parlando. Cercate di seguirmi.
Mi sono accorto che imprenditore significa vivere in maniera estrema. E gli estremi ci sono sia a destra che a sinistra.
Ma se è vero che la sinistra è la mano del cuore, la destra, è altrettanto vero, è quella che utilizziamo per mangiare. Certo, per chi è mancino la mano è la stessa. Ma quel che voglio dire è chiaro a tutti. Se non ci nutriamo, il cuore cessa di battere. Se non conquistiamo, lo spirito si abbatte e muore. Se non osiamo, la speranza di un futuro migliore cessa di esistere.
E' questo che spinge l'uomo a cercarsi al di là dei sogni.
Ma il pensiero, l'indole, la propria sensibilità e l'innegabile visione personale delle cose, e dei valori, della vita distinguono ognuno di noi.
Quindi ho preso coscienza che sono di sinistra. E forse anche una brava persona. Ma le due cose non sono consequenziali. Sono io. Ancora oggi non mi interessa il profitto, ma il buon successo dell'operazione. Se il mio prodotto funziona, allora anche il cliente avrà successo. Purtroppo il mio aspetto da panda mi ha destinato ad un precoce senso di specie in via di estinzione. Oltretutto mi piace tantissimo l'insalata e altri tipi di erba con cui mi nutro e mi dedico alla ricerca della felicità. Ma con questo non voglio dire che quelli sinistroidi siano dei deboli.
Io non sono un debole e neanche un perdente. Sono solamente di sinistra. Ma intendo la mia sinistra.
Credo nelle persone, ma anche che non siamo tutti uguali. Credo nel lavoro e non nello sfruttamento. Credo che il pane e la casa ce la dovrebbero avere tutti, ma non la macchina o il cellulare. Credo che ciò che mi conquisto è mio e, se voglio, lo divido con altri. Credo che tutti dovrebbero lavorare, ma non che tutti possono fare lo stesso lavoro.
Credo nel valore dell'identità e nellla forza delle idee, ma non vado in giro gridando agli altri quanto sono fico, ma metto a disposizione della società il mio ingegno.
E' questa cosa, questa indole, questo modus vivendi che mi etichetta come un debole ma questo non significa che lo sia.

Ad ogni modo, guardando i miei amici, di tutte le razze, religioni e credo politici, muoversi in questo habitat nel migliore dei modi possibili, mi chiedo come mai da quella parte politica esista tanto coinvolgimento. E se lo chiede pure Claudio Lazzaro, in un'intervista su Epolis del 28 maggio 2008.
Non ho ancora visto il suo film-documentario, però da quello che ho capito della trama e del soggetto, racconta il vissuto dei gruppi di destra cosiddetti estremi. Ma non ne sto parlando per dare un giudizio sul valore dell'opera, è solo che mi è vienuto da fare il parallelo con quelli che filmavano quel tipo di raduni, pensando di realizzare semplici documentazioni storiche, poco più di ottant'anni fa.

Le ceneri del passato si disperdono al vento, portando ai più l'odore dei ricordi.
Agli altri resta la sensazione di un puzzo indistinto che bisogna sbrigarsi a togliere di torno.

lunedì 26 maggio 2008

LA BUONA INTELLIGENZA è NEGLI SPAZI PICCOLI

Nei quotidiani, tra le colonne a titoli altisonanti, navigano piccoli spazi editoriali. Raccoglitori di pensieri e parole che come la botte piccola, ci fanno gustare, a volte inaspettatamente, delle cose buone.
Oggi ho trovato questo piccolo gioello di armonia linguistica e di sintesi del pensiero nazionale.
Ormai lo sapete leggo Epolis e gli spazi che sbircio subito sono quelli di Chicco a pag 7 e quelli di pagina 6.
Lì vengono ospitati diversi autori, tra cui Onofri, che è una persona acuta che incominicio a stimare tantissimo.
Sono d'accordo con lui, sono in accordo sopratutto sul sottinteso, "ci dicono".
Riporto per intero l'articolo, per farvi gustare l'epilogo, la frase finale, l'exploit del fantasista, che con un banale colpo di testa, quello che sembra un banale colpo di testa, mette a segno il goal.

Allegro con brio
di Anton Giulio Onofri
EPOLIS - 26 Maggio 2008
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Celibidache, un rumeno

Quando da ragazzino ho iniziato ad ascoltare Grande Musica ho imparato subito a familiarizzare con nomi difficili da leggere e da pronunciare di direttori e solisti di cui a tredici anni non ero in grado di decifrare la provenienza. Forse per questo ho sempre considerato lo “straniero”, qualunque straniero, qualcuno dal quale imparare qualcosa di meraviglioso e diverso da quanto avevo sotto gli occhi nella mia città, nel mio paese.
I primi rumeni che ho “conosciuto” sono stati Sergiu Celibidache, Clara Haskil, lo sfortunato Dinu Lipatti, Radu Lupu. Solleticata dalle esotiche armonie delle rapsodie rumene di Enescu, la mente fantasticava di paesaggi inconosciuti e genuino, contagioso folklore.
Poi è caduto il Muro di Berlino, e ho appreso che quei grandi nomi erano le punte di diamante di un popolo con difficoltà enormi, uscito fisicamente e moralmente devastato da una delle più crudeli dittature della storia dell'umanità.
Nella mia città, nel mio paese, di connazionali di Celibidache ne sono arrivati a migliaia, in cerca di dignità e futuro. Non tutti, per cause che chiunque conosce, hanno il permesso di soggiorno. Del resto non sono venuti qui in vacanza. Alcuni di loro, pochi in percentuale, commettono dei reati, anche gravi, che tuttavia non li rendono peggiori di un italiano che ne compia di altrettanto efferati.
C'è una “emergenza rumeni”, ci dicono.
Mentre mafia e camorra agiscono indisturbate su tutto il territorio nazionale.
Devo continuare?

Regista

agonofri@libero.it

venerdì 23 maggio 2008

GENERéSCIONS

Mi scrive una mia amica di Trieste:

Ieri si è tenuta una riunione presso la sede del PD dove è stato illustrato il progetto per la "riqualificazione" di piazza Libertà. L'attuale amministrazione intende abattere circa 20 alberi secolari per far posto ad una strada a 7 corsie.
Lunedì 26 alle ore 18:30 il consiglio comunale intende approvare il progetto. Alcune persone indignate e di buona volontà hanno deciso di attendere gli assessori all'entrata dele consiglio per esprimere la propria contrarietà al progetto. Ci troverremo alle 18 in piazza Unità all'entrata del Comune...

...che rabbia!!!
Io affermo che il detto "me sa che a te ancora nun t'ha mai menato nisuno pe' davvero" si confà all'uopo per quest'occasione.
Andrebbe sussurrato da 500 persone mentre passa quella tal persona.
Sussurrato.
Pensa all'effetto....
Chiaramente la frase andrebbe tradotta nella lingua locale, quella secolare come l'albero.
Quella le cui radici affondano nell'humus della vita stessa. Vita che troppo spesso ormai i più disprezzano come l'acqua.
Spero per fratello albero che la scampi e che Dio, qualunque Dio, si indigni solo perché lo hanno pensato, quesi tizi comunali, e che lo faccia a tal punto da fulminarli e renderli concime per gli stessi arbusti. I quali (io non li conosco personalmente) reggono e sostengono il mondo, per quel che possono.
Ecco, rifletteci: loro dovrebbero soccombere, scomparire, svanire per permettere di poter dare spazio a bitume e monossido in maggior quantità. E' da considerarsi un cambiamento necessario?

Riflettiamoci.

Io non ne sento il bisogno. I bambini? I bambini neanche. E le persone anziane?
Oooops, mi sa che sono loro i colpevoli!
Non sono forse loro che hanno bisogno di andare in auto ovunque, per qualunque motivo, dall'andar di vescica al dover passare dal fruttivendolo sotto casa e di poter parcheggiare vicino a dove vanno?
E non sono sempre loro che girano e rigirano per ostentare i loro SUV, i loro Mercedes, i loro OpenSpaceMonoVolumeMultiConsumo?
Maledetti vecchi, che percepiscono troppa pensione e hanno troppo tempo libero.
Però è vero che possono votare, è un loro diritto di cittadini liberi, consapevoli e nelle piene facoltà mentali e quindi , per questi e altri motivi, ancora di poter far sentire il peso della loro influenza sulle svolte politiche.
Che poi 'sta febbre che hanno, si attacca per contagio diretto solo ai politici o a chi ne fa le veci.
Ma la colpa è nostra, di noi giovani. Che stiamo sempre in contestazione, che stiamo sempre all'opposizione. Che quando siamo l'altra parte, siamo attaccati troppo ai vecchi modelli. Che comunque, se fosse per noi giovani, aivoja a fondare Partiti Distratti o Alleanze Libertine.
Ognuno fa la guerra e intanto i vecchi decidono per noi e consumano questo pianeta.
Io nel frattempo sono cresciuto, sto a metà strada. E guardo agli adolescenti.
E ripenso a noi giovani, quei giovani che dai vecchi impararono.
Quand'eravamo piccoli, a quelli della mia generazione, la mitica 67 generation (generèscion), gli adulti dicevano "impara da nonno, dalla sua saggezza" e siamo cresciuti a suon di slogan "adotta un nonno".
Ecco, l'abbiamo fatto e abbiamo chiesto ai nostri figli di ripetere l'esperienza.
E ora imitano i modelli dei nonni odierni.
Ma non quello morale, piuttosto imitano l'ultimo modello di cellulare.

Perchè questi e quelli si sono stancati di lottare.
Così vedo che gli anziani, quelli che stanno nei parchi sulla panchina con il giornale aperto davanti gli occhi e la cuffia bluùtuuut nell'orecchio, rispondono alle domande dei più giovani.
Gentilmente abbassano il giornale e ascoltano quello che avete da chiedere. E la domanda è quasi sempre la stessa: com'era il mondo prima?
Com'era ai loro tempi?
Vi diranno che era sicuramente più difficile, ma più vero. Vi diranno che era più povero, ma più concreto. Che non si perdeva tempo dietro le fantasie, perché bisognava ricostruire. Ma non dopo la guerra del Duce, sempre. Qualunque epoca abbaino vissuto, vi diranno che c'era da ricostruire, magari l'identità nazionale, quella politica, quella economica, quella sociale, la famiglia, il posto di lavoro, le sicurezze legate al possesso di una casa, di un'assicurazione, di un posto letto all'ospedale. Qualunque scusa è buona per dire che prima, quei tempi in cui loro lottavano per sopravvivere, loro hanno fatto il possibile.
E che ora tocca a voi.
Voi che a vent'anni state cercando una risposta e una direzione.

Bene, a quel punto chiedete loro questo: perchè?
Perchè
tocca a noi riacchiappare i fili di un sistema di vita che è andato a puttane?
Perchè tocca a noi rinsaldare i valori di quelle utopie con cui ci hanno incastrato la mitica generèscion?
Alla quale hanno ficcato la morale dentro il petto facendole credere che il ritmo che sentivano era quello del cuore?

La mia risposta è, perchè è sempre stato così. Basta guardare alla storia dei secoli.
Qualunque cosa farà chiunque in quella bella piazza italiana, dovrà sapere che la storia lo sta apsettando al banco del giudizio eterno. Lo deve sapere.
Ci saranno ben più di cinquecento persone a ricordarglielo.

mercoledì 21 maggio 2008

A CHE SERVONO LE REGOLE

Ieri pomeriggio ho passato un paio d'ore al telefono con amici vari.
Pur provando a parlare del più e del meno, ogni volta si è arrivati ad esternare le nostre insoddisfazioni.
Sul lato personale e su quello sociale la base è sempre la stessa: a che cazzo servono le regole se poi tanto le infrangono tutti ad ogni occasione?
La cosiddetta identità politica, la sacralità della famiglia, il valore della posizione nel lavoro, l'integrità morale, ogni volta queste cose vengono piegate, distorte, rimodellate. E nessuno ne è immune.
Così alla fine mi sono ritrovato, io, a dire che la cosa migliore è rimanere un po' distaccati, cercando di migliorare quello che è possibile intorno a noi.
Magari anche cambiando lavoro, o città, o giro di persone, interessi.
Certo è brutto pensarlo, dirlo, poi! molto di più, perchè è vero che non si può scappare ogni volta. Ma cosa dobbiamo affrontare? Ancora le nostre paure? i nostri demoni, insicurezze, perplessità? Non credo. Non per noi.
Ma forse questo è il risultato inaspettato del modello che ci hanno imposto, dove è meglio che non ti affezioni a nulla, dal momento che chiunque te lo potrebbe togliere da un momento all'altro.
O cambiargli colore.

mercoledì 30 aprile 2008

CHE RISATE!

Era dal giorno degli scrutini finali per il governo che non aprivo il giornale.
Il mio caro e sempre amato EPolisRoma.
Erano giorni che non ridevo così tanto!

Alitalia.
Berlusconi avverte Bruxelles: «Stop agli ostacoli o la compra lo Stato attraverso le Fs».

Oh! Bruxelliani!! Siete stati avvisati, nèh!
Oh! Berlusconi. Fagli vedere come siamo capaci di gestirci da soli le nostre cause perse.
Ad ogni modo, ricorda pure tu: fai tutte le cose a modino, sennò saranno sonori ceffoni!

Magari potresti usare un po' dei soldi dei tuoi amici mafiosi, che hanno tanto da spendere e così poco tempo per farlo.

martedì 29 aprile 2008

CHE NOIA

Tante cose da fare e così tanto tempo per farle.
Tanto tempo per fare tutte le cose che capitano.
Tante cose e tanto tempo che alla fine mi annoio
perchè dopo il 12 viene l'1
e perche dopo la prima cosa c'è la seconda
ma alla sessantesettesima la giornata è finita
e non me ne ricordo neanche una.
Sono stanco annoiato e affamato.

venerdì 18 aprile 2008

SONORI CEFFONI

Mutui,occupazione, salari e tasse.
E fin qui, nulla di nuovo: qualunque governo deve affrontare queste realtà.
Berlusconi promette soluzioni.
E fin qui niente di nuovo: qualunque governo deve affrontare questa realtà.
Ce la farà?
E qui sta la novità!
Qualunque governo ci sia, dobbiamo seguirlo, nei nostri interessi.
Dobbiamo chiedergli conferme e fatti concreti.
Dobbiamo seguirlo, un po' per uno, a turno, perchè capisca e senta che il popolo c'è.
Ora io non ho votato Berlusconi, ma al di là dell'uomo, al di là degli interessi personali e al di là delle promesse che può aver fatto ai suoi accoliti di potere e indennità, al di là di tutto questo ci siamo noi.
Voi, chiunque siate, sotto qualunque bandiera batta il vostro cuore, voi siete cittadini italiani e credo stia a cuore quanto a me che questo paese cresca civilmente, economicamente, profesionalmente e in prospettiva.
Qualunque governo salga al potere, restando sottintese le loro diverse posizioni su alcune faccende, deve, sottolineo DEVE, avere a cuore il futuro del popolo.
Il lavoro ci deve essere ma bisogna anche adattarsi all'offerta.
Il risanamento dell'economia si deve ottenere ma bisogna che tutti sprechiamo di meno.
Le tasse bisogna che siano giuste ma bisogna anche pagarle.
Le strade, le città, i treni, gli aerei e le navi italiane devono essere per tutti un orgoglio e non un peso, ma bisogna che chi le usa le ripetti un po' di più e chi ci lavora stia attento a far rispettare di più le regole.
I sindacati devono tornare a lottare per il bene dei lavoratori e non per assicurarsi pensioni da deputati.
Secondo me, dovrebbero cominciare a volare sonori schiaffi.
Alcune persone dovrebbero capire meglio perchè sono dove si trovano.
Come ai bambini: prima gli si dice con le buone, poi si strilla, poi si crea una punizione e alla fine, proprio quando non è possibile altrimenti, si molla qualche sonoro ceffone. Come faceva mio padre.
Come facevano i padri di tutte le rivoluzioni sociali.

Quindi Berlusconi, che ora si è preso nuovamente l'impegno davanti al popolo italiano TUTTO, non solo quello che lo ha votato, deve farmi vedere che questa Italia marcia meglio.
Adotti la soluzione che vuole.
Deve funzionare.
Se non funziona, saranno sonori ceffoni.

giovedì 10 aprile 2008

UN "CHICCO" di SAGGEZZA

Sento un sacco di persone che dicono che non vogliono andare a votare.
[Ne sento tante pure io, sigh!]
Tutte molto arrabbiate. Il guaio è che se si è molto arrabbiati non andare a votare non è una strategia efficace. I voti si misurano in percentuale. È come dire "non sopporto l’amministratore del condominio quindi non andrò alle riunioni e gli farò fare tutto quello che vuole". Sai che dispetto.
[Anche lui ce l'ha con gli amministratori!!!]
Quelli che vinceranno le elezioni ci piangeranno tutta la legislatura, sulla bassa affluenza. I politici sgradevoli non temono che la gente non vada a votare. Ci sguazzano, nella poca partecipazione popolare e nel disinteresse. Invece temono come la peste, come l’invasione delle zanzare e come la piaga biblica delle cavallette la partecipazione puntuale e occhiuta, le domande che vengono ripetute fino a che non ottengono una risposta, la memoria precisa delle promesse e delle premesse. Il potere adora aver da governare persone che non ne vogliono sapere nulla, che vanno al mare invece che al seggio. Cosa c’è di più delizioso che governare chi ti dice che tanto è tutto uguale􀃇 Basta godersi la poltrona, e dar la colpa di ogni cosa a qualcuno che sia sufficientemente diverso. Chi ama tenersi il potere, adora avere gente che non vuole pensare, né scegliere. Non sogna di meglio che elettori che vogliono comportarsi come in quel tempo felice e senza responsabilità: sapete, prima di diventare maggiorenni.
Chicco Gallus, scrittore satirico. Epolis Roma. 10 Aprile 2008

martedì 8 aprile 2008

AUTO-MOBILI

ATTENZIONE
le autovetture, dette anche macchine, dai più, sono diventate auto mobili. Nel senso che si muovono da sole. I giornalisti ce la stanno mettendo tutta per avvertirci del fatto, ma ne parlano sommessamente, forse perchè hanno paura che possano essere ascoltati.
In più di un articolo che racconta l'ennesima vicenda di pedoni assassinati e di auto killer, la vicenda viene riportata nei termini che seguono, ripresi copiancolla dall'articolo.

Epolis Roma - 8 Aprile 2008
"[...] Stava attraversando la strada sulle strisce pedonali, nel corso Vittorio Emanuele all’angolo con via Madama Cristina. L’auto che lo ha travolto in pieno, uccidendolo sul colpo, è una Fiat Punto. Intorno alle 2.15, l’auto stava percorrendo corso Vittorio verso la stazione Porta Nuova. Hernandez non ha potuto evitare l’impatto: ha sfondato con la testa il parabrezza dell’auto, poi è stato sbalzato lasciando una lunga traccia di sangue sulla fiancata destra della vettura. [...]"

Ah! attenzione, sono già tre articoli, quindi tre incidenti, che viene sottolineato che l'auto killer è una fiat punto. Ci sarà da meditare a proposito di questa puntualizzazione?

Comunque, ironia a parte, il pirata della strada è stato fermato dalla polizia. Lui non si era fermato, da solo.
E, indovinate? "[...] Si tratta di un uomo di 40 anni, moldavo, residente a Moncalieri [...]".
Ci sarà da meditare a proposito di questa puntualizzazione?

ANEDDOTI CITTADINI. lo scooter con le scarpe

Ormai l'avrete capito: leggo Epolis.
Anche tra le sue pagine è ospitata la rubrica che dà voce ai cittadini.

Tra gli aneddoti riportati da altri lettori della vita quotidiana nella nostra amata città (Roma, nda) tramite sms, ne ho trovato uno che ci riguarda tutti, anche me, che più di una volta ho dovuto contrastare una situazione simile.

"Cammino per i fatti miei nella zona di piazza Bologna quando all'improvviso sento un clacson: uno scooter sul marciapiede: e pretendeva di avere ragione! Roba da matti!"
Epolis Roma - 8 Aprile 2008

E basta co' sto sprapotere idiota dei cazzoni con un manubrio tra le mani.
Anche io ho avuto il motorino, lo scooter e lo scooterone ed ogni volta che andavo in giro, se potevo, svicolavo. Si, ho detto svicolavo. Ma ho anche detto: SE POTEVO.
Se non potevo, aspettavo.
Perchè io sono in armonia con me stesso.

Armonia non è un concetto filosofico astruso, è una condizione di vita probabile.
Basta sapere con certezza cosa significa essere uomo, chi è un uomo, come si comporta un uomo.

PERCHE' CONTINUA?

Vi rubo un minuto per una domanda esistenziale: perchè continua?
Dice, le trasmissioni tv fanno schifo.
Dice, il canone RAI è inutile.
Dice, il nostro amministratore è una cacca d'uomo.
Dice, il mio ragazzo è noioso.
Dice che le olimpiadi dovrebbero essere boicottate.
E ce lo stanno dicendo in tutti i modi tutti i popoli del mondo.
Ma alla fine, sono sempre lì.
Le trasmissioni tv sono sempre peggio, il canone lo paghiamo tutti (chi alla RAI, chi a SKY, chi per il DIGITALE TERRESTRE), l'amministratore viene riconfermato anno dopo anno e il ragazzo noioso ora è suo marito.
Perchè continua?
Eppure ci avvisano costantemente, quotidianamente.
Ho passato la vita a sentire e a leggere, ogni volta che siamo stati avvisati di una minaccia o di un sopruso, milioni di commenti e di indignate prese di posizione, dibattiti in tv e per la strada. Ma poi la storia riporta sulle sue pagine inossidabili che le fonti del nostro disdegno hanno realizzato i loro intenti.
E noi, schifati, abbiamo vissuto le conseguenze.
La storia mi insegna che le olimpiadi si faranno, saranno celebrate e ricordate. Che sia per i campioni che si esprimeranno in quei giorni, che sia per le vittime che continueranno ad esserci.
Un giorno, tra tanti giorni, ci troveremo ad ascoltare, schifati, qualche commento che ci ricorda come quelle olimpiadi abbiano avuto il loro successo.
Da parte mia vi chiedo: se ci fosse lo spettacolo dei cristiani mangiati dai leoni al colosseo, vorreste essere il cristiano o lo spettatore?

Epolis Roma - 8 Aprile 2008
La casa dolciaria Ferrero, sponsor olimpico, ha vinto una causa in Cina per la contraffazione dei suoi cioccolatini.

lunedì 7 aprile 2008

MIRATE IN ALTO

E' in arrivo sul binario morto il treno delle speranze disilluse.
Il giorno 13 alle ore 8,30 circa comincia la sarabanda di illusioni e inciuci.
Ma questo è quello che ci vogliono far credere, in realtà la loro è solo paura. Arraffano finchè possono perchè sanno che non è possibile farlo per sempre, perchè sanno che il popolo vigila e la legge si fa rispettare.
Questo è reale tanto quanto il fatto che tutti sono disonesti.
Ma allora, se i politici sono disonesti e tutti possiamo entrare in politica, allora... siamo tutti disonensti?
Vogliamo scommettere ancora sulla luce buona delle stelle?
Vogliamo scommettere ancora che se esiste un uomo che sia tale, dobbiamo crederci che esista e che da solo non ce la può fare?
Vogliamo scommettere che se un amministratore di condominio ci promette di far mettere a posto le fognature del palazzo, quando questo si riempisse di merda alle prime piogge, quell'amministratore si andrà a nascondere?
Qual'è la vostra realtà?
Qual'è? Solo e sempre quella che vi costruite attorno.

Uomini e donne, nonchè ragazzi e ragazze, ma sopratutto vecchi e vecchie:
RECATEVI ALLE URNE, non mettete segni a casaccio e non mettete quelli che non vi convincono. Non è vero che sono tutti uguali.
Per quanto quel treno non mi invogli al viaggio, per via dei perenni ritardi e della zozzeria a bordo, della strana gente che vi si trova e dei ladruncoli che imperversano, per quanto il conducente sia stato visto saltare giù dalla locomotiva ad una curva dopo una galleria, mentre noi eravamo distratti dai risultati del grande fratello, nonostante questo ed altro ancora,
io quel treno lo prendo.

Vidimerò il mio biglietto perchè credo nelle regole, prenderò possesso del mio posto e parlerò con tutti i presenti perchè non mi fido delle apparenze.
Ci vogliono anni per capire alcune cose, ci vuole fede per difenderle, ci vuole un ideale potente per poter andare avanti giorno per giorno. Ma il
giorno per giorno non deve diventare l'inno alla mediocrità, ma la molla che carica quella costante determinazione che ci porta a conquistare ogni cosa, con metodo, perseveranza e pazienza. Giorno per giorno, appunto.
Non è vero che
voglio tutto e subito fa vincere, magari dà una sensazione di ricchezza, ma non di prosperità.

Mirate in alto se volete raspare qualcosa per terra.

lunedì 3 marzo 2008

IO SONO DI SINISTRA

Sono cresciuto all'ombra di grandi ideali. Mio padre è stato un energico sostenitore della grandezza dei popoli, lottando contro la supremazia della classe dirigente. O comunque contro la classe. Oggi diremmo, la casta. Lui che era ai vertici non proclamava, non suggeriva: agiva! Eravamo davvero tutti uguali e se qualcuno non poteva permetterselo, offriva lui.
Era amato da tutti. Eppure era uno potente. Non cedeva ai ricatti, non faceva favori per amicizia. Quando ci fu l'occasione di poter avere una commessa di lavoro dalla segreteria del suo ente, me lo proibì. Feci la trafila, come tutti gli altri.

Sono cresciuto leggendo i fumetti. E quand'ero piccolo io (classe '67) imperversavano EROI DI GUERRA in edicola e dal barbiere. I crucchi e i musi gialli erano i cattivi, gli americani e i partigiani erano i buoni. I primi opprimevano gli ideali di libertà. I secondi li difendevano.
Così tra bombe ed imboscate vedevo morire quegli omini di carta come mosche d'estate intorno alla lampada blu. Poi la cosa la ritrovai al cinema e in tv. Alla fine la storia, i libri ed i fatti, mi insegnarono che gli uomini sono una cosa, gli ideali un'altra.
Non tutti i tedeschi sono cattivi. Così come gli arabi. O gli africani o i rumeni. Magari anche questi, proprio per cultura, un po' più radicali di noi, ma non cattivi.
Crescendo ho amato l'allegria dei musical americani e insieme la neo-romantica visione della classe borghese italiana. Mimì metallurgico era il mio eroe, Anna Magnani la mia seconda mamma e Alberto Sordi mio fratello maggiore, che mi faceva ridere e mi faceva riflettere.
Alla fine, proprio questi personaggi mi avevano fatto capire che bisogna stare attenti alla classe del potere economico culturale politico, una classe fatta di persone stupide, arroganti ed egoiste. I personaggi dello spettacolo, da sempre, tra avanspettacolo e cinema, si sono fatti portavoce di una campagna di vaccinazione contro il virus della disumanizzazione.

Così, quando è stato il momento di diventare grande e dare il mio contributo per la crescita culturale e politica del paese, mi sono messo di fronte ai programmi dei partiti. All'epoca non erano pochi, ma non erano neanche un caos come oggi. Erano ben delineati, anche se le cose cominciavano a confondersi già un po'.

Arrivati ad oggi, marzo 2008, mi sono stancato di stare a dire che l'opposizione sbaglia, perchè come diceva quel tale a sanremo qualche anno fa "gli altri siamo noi".Divertitevi tutti, andate a vedere i siti di quelli che la pensano diversamente da voi.
Scoprirete che dicono le stesse cose che dite voi, solo cambiando i nomi.
Val la pena di guardare anche l’avversario, ogni tanto. Questo, tra i pochi/molti che ho visitato mi sembra degno e pieno di spunti.
www.ilgiulivo.com

Mi cade l'occhio su quello che oggi è in homepage, è un commento di dragobert: “Bassolino non se ne deva andare; deve essere mandato via! Cavaliere Berlusconi, faccia i fretta a "salire" a Palazzo Chigi, perché siamo stanchi di questi comunisti e anche perché stiamo (lo siamo giá, purtroppo) divenendo lo zimbello dell'Europa. Forza Cavaliere!

Da una parte e dall’altra, sinistra e destra (gli altri non contano, per me) sicuramente, ci sono delle mancanze e dei risultati nel rispettare i loro programmi politici e le loro promesse elettorali.
Di questa sinistra non conosco molto l’operato, me ne sono disinteressato, lasciando comunque al margine della coda dell’occhio i commenti quotidiani dei giornali e della gente.
Ma a questo punto, dopo quest'ennessimo commento, mi urge una sola risposta, che sia chiara, reale, definitiva. La premessa è questa: noi ci ricordiamo di quali cazzate e di quali successi i nostri governanti di sinistra hanno messo in atto. Ci ricordiamo di D’Alema e di Bertinotti, ci ricordiamo di Veltroni sindaco e ci ricorderemo di Prodi.
Allora io chiedo
come mai quelli di destra si scordano costantemente di Berlusconi, delle risate grasse che ha fatto fare ai cittadini europei quando ormai lo sdegno non aveva più posto nei loro cuori, del suo operato alla Mussolini quando fece “sparire” volti e nomi noti dagli organi di informazione, del continuo annaspare alla ricerca non di legalità ma di leggi a suo favore?

E’ questo che mi annoia e mi spaventa. Questa costante mancanza di lucidità sembra che alla fine porti ad un appiattimento di visioni. Ovunque guardo ci sono solo "loro" in giro. C'è stata un’invasione di ultracorpi e ha avuto successo! Noi ci siamo addormentati davanti alla storia, che passavano in seconda serata su RAITRE, e ci hanno cambiati.
Qualcuno resiste. Una certa sensibilità li distingue. Sopravvissuti, rinchiusi in una stanza mentre i mostri, fuori, migliaia, milioni, tempestano di pugni la porta e chiedono la resa. Chiedono di riflettere a che cosa possa servire resistere. Chiedono di uscire e andare a votare, ancora una volta, per qualcuno. Non fa differenza.

Scommetto che quest’anno, accanto al simbolo di Forza Italia, ci sarà anche un piccolo spazio pubblicitario.

lunedì 4 febbraio 2008

ALCUNI DIVENTANO LEGGENDA

Io Sono Leggenda (I Am Legend, 1954) è un romanzo fantastico. Ma non nel senso del genere di appartenenza, bensì nel senso aggettivo di bellissimo, trascinante, ricco. Io l'ho letto in tre ore.
Ti succhia via la percezione del tempo, come per il protagonista, costretto a vivere il tempo fuori da ogni dimensione umana e razionale.
Ti costringe a prendere contatto con te stesso.
Lascia che antiche credenze popolari diventino una realtà credibile, finchè non scopri alla fine che la realtà supera la fantasia.
E comunque ti fa capire una cosa: mai arrendersi di fronte alle difficoltà. Ogni cosa va capita e affrontata, non subita. Non è cosa da tutti, infatti non tutti diventano leggenda.

Le parole che uno scrittore posa sulle pagine bianche per darci i contorni del suo sogno e i colori e i suoni delle sue fantasie, restano incollate dentro di noi in modo così personale che pochi grandi registi sanno trasportarle sulla pellicola, regalando ad ognuno di noi percezioni fantastiche di porzioni di sogno.

Nel 1964 con L'ultimo uomo della terra e nel 1975 con Occhi bianchi sul pianeta terra ci hanno provato, rispettivamente, Ubaldo Ragona e Boris Sagal.
Francis Lawrence con il suo Io sono leggenda del 2007 e la imponente presenza di Will Smith, ci riprova con gran dispendio di effetti speciali e inquadrature panoramiche. Ci riempie le orecchie di suoni frastornanti ma non ci lascia stupiti.
Io direi, piuttosto, indifferenti.
I suoi vampiri infatti non sono altro che la rivisitazione 3D del famigerato Voldemort di Harry Potter.
I cani contagiati sono gli stessi del primo Resident Evil. Grandi attori di sempre.
E infine la sceneggiatura è la perggiore interpretazione di quello che è il senso della storia di Matheson.

Se volete andare a vedere il film, per vedere Will Smith, andateci. Se amate la ricostruzione di paesaggi improbabili (almeno per ora) come in The Day After Tomorrow allora questo film fa per voi.
Se desiderate passare una serata palpitante per poter stringere ulteriormente a voi la vostra ragazza, questa pellicola fa al caso vostro.
Ma se state andando a vederlo perchè avete letto il libro, allora attenti! la delusione è dietro l'angolo. Dietro ogni fotogramma. Dietro l'ultimo minuto dove oltre che il senso della storia originale, viene alterata anche la frase che dà il titolo al libro.

Quello che mi fa imbestialire più di tutto, sopra tutto, oltre ogni misura e oltre ogni ragionevole limite è il senso cristiano di fatalità e disegno celeste che lo sceneggiatore o il regista o la produzione hanno voluto infilare nel contesto.
Non è questo che ci ha lasciato Matheson in eredità. Non è questo il senso della vita che ci ha raccontato Matheson. Non si può, non si deve nascondere agli occhi della gente quello che la verità della ragione racconta.

Capisco sempre di più questi tempi che viviamo. Ormai ho una certa esperienza di vita e una discreta quantità di informazioni per determinare, nei miei parametri, quello che può essere un senso di verità.
Per questo dico, affermo e sostengo che se un autore ci vuole raccontare la sua visione, in cui l'umanità si estingue per sua propria mano diventando a sua volta virus e pericolo per la nuova razza, quello deve essere il messaggio.
OK! voglio scendere a compromessi e ci metto "ispirazione" al posto di "trasposizione".
Quindi ecco che da un'idea di un'altra persona, un altro artista ne estrapola un particolare che gli permette di iniziare a raccontare una storia personale. E siccome si sente positivo, mette un bel finale che rende giustizia all'essere umano. Nonchè, considerando questo periodo decennale intriso di guerre e disastri e morti, troppe morti, inutili ci infila anche la speranza. Il disegno divino. La voce di Dio. Il loro Dio. Quello che tutto vede e tutto sa. Che guida la mano con invisibili dita.
Bello!
Applausi. Lacrimuccia. Luce in sala.
Ma non accetto che si usi lo stesso titolo di un'opera, un capolavoro, che racconta tutt'altro, al solo scopo di ingraziarsi il pubblico.
Insomma sono molto deluso da questo prodotto. E' una mia opinione personale e voi dovete decidere: siete morti, siete vivi o vi guida la voce di Dio?

mercoledì 16 gennaio 2008

DONNA PIETRA, UOMO ACQUA.

Donna Pietra è dura, ha il cuore di granito e l'anima di marmo. Ferma nelle sue convinzioni e immobile nel suo pensiero, se ne sta lì a guardare e giudicare il moto delle stelle e l'affanno delle altre creature.
Uomo pietra è altrettanto duro, immobile e forte.
Quando si accoppia con Donna Pietra, nascono montagne di ciottoli, che spesso troviamo ammucchiati sui fondali del fiume, alle pendici di un monte, accanto a una strada.

Donna Spugna è fragile, volubile, instabile. Ha l'animo pieno degli altrui animi e sgocciola spesso le sue malinconie su chi le sta intorno. Non ha paura del destino e si muove in continuazione, fondamentalmente perchè quando sente di aver assorbito troppo, deve allontanarsi. Un po' per istinto di sopravvivenza un po' per equilibrio di madre natura: i luoghi che frequenta spesso tendono ad inaridirsi.
Uomo Spugna ha le stesse prerogative, ma al contrario della Donna Spugna non ammette la sua natura e si maschera da Uomo Pietra. Purtroppo per lui, finchè si trova in compagnia di altre Pietra va bene, ma se capita una Spugna in fase di rilascio o una Persona Acqua, allora viene subito smascherato. La capacità di assorbire è indipendente dalla sua volontà, fa parte della sua natura ed è irreversibile.

Donna Acqua è dolce, sinuosa, sorridente. Si muove tra Pietra e Spugna con disinvoltura, in quanto non ha anima. Ha una visione prismatica della realtà e questo la rende euforica. A volte la sua euforia si trasforma in vertigine e si viene a creare un'onda di positività. Questa purtroppo non sempre è altrettanto positiva per gli altri esseri, in quanto può capitare che spazzi via tutto quello che incontra lungo il suo cammino.
Uomo Acqua è salato, egocetrico ma profondo. Accarezza tutte le correnti di pensiero del mondo e non si nasconde, per quante Donne Spugna possano amarlo, lui ha sempre amore, per quante Donne Pietra possano attaccarlo, lui ha sempre pazienza e per quante Donne Acqua si gettino tra le le sue braccia, lui ha sempre posto per tutte.
La profondità della sua saggezza nasconde i misteri dell'evoluzione delle specie e del pianeta stesso.

Donna Fuoco è calda, passionale e voluttuosa. Non nasconde il suo temperamento, che è sintomo di un'atavica solitudine. Nessun'altra creatura, infatti, sopporta le sue intemperanze e la sua presenza. Donna Fuoco ammalia chi le sta intorno, ma alla fine, qualunque tipo di rapporto cerchi di instaurare, purtroppo brucia sempre troppo in fretta le tappe e alla fine si ritrova da sola.
Uomo Fuoco è l'unico che la capisce e la sa prendere per il verso giusto.
La loro passione spesso è causa di problemi condominiali. O di grandi incendi boschivi.

domenica 13 gennaio 2008

CI TOLGONO

Ci tolgono il calcio.
Ci tolgono il cibo.
Ci tolgono il gusto per la moda.
Ci tolgono l'auto.
Ci tolgono la democrazia.
Ci tolgono il senso patriottico.
CI tolgono l'istruzione.
Ci tolgono una direzione in cui andare.
Ci tolgono la giustizia.
I giudici.
Le regole.
Le leggi.
Il potere di parlare.
Tanto nessuno ascolta.
Tanto nessuno protesta davvero.
Anche quando ci tolgono la vita.
Tutti quei morti sul lavoro, sulla strada, nei parchi, negli ospedali, nelle scuole, in casa.
Tutti quei sermoni e titoloni e servizi tv, a che servono?
A intrattenerci durante la pausa tra un film e una serie tv, forse?
Così adesso che ci tolgono pure le serie tv preferite, che faremo?

Indubbiamente continueremo a scrivere nei blog il nostro corale, accorato diniego nei confronti della politica che tutto rovina, sottolineando (alcuni ) che il successo dei programmi spazatura è anche un po' colpa nostra (vostra).
Come dice Chiara Papaccio nel numero di sabato 12.01 di Epolis-Roma
Elien De Generes molla il suo seguitissimo talk-show per fare la valletta nell'equivalente Usa di Affari tuoi. II cast di Lost è in vacanza: l'accampamento sulla spiaggia dell'isola misteriosa smontato, gli attori sono tornati in continente (americano). Rob Reiner però e riuscitoa girare il film che sognava fin da Harry ti presento Sally, The Bucket List, commedia di vecchietti con Jack Nicholson e Morgan Freeman: prima continuavano a boeciarglielo (attori tropo ages e niente belle ragazze, la motivazione). PRIMA DI COSA? Ma prima dello sciopero, ovvio. Insieme agli altri citati, quello di Reiner e l'ultimo di una serie di eventi surreali che si stanno verificando a Hollywood in conseguenza dello sciopero degli autori e sceneggiatori. Con la loro protesta che dura ormai da piu di due mesi, la potente (ma squattrinata, ed è qui che casca l'asino) corporazione sta tenendo sotto scacco l'unica industria statunitense di successo oltre a quella bellica: la macchina dell'intrattenimento televisivo e cinematografico sta inesorabilmente andando verso uno stop definitivo. Gli episodi gia girati delle serie stanno per esaurirsi, non si scrivono più nuove sceneggiature. Di conseguenza niente film o telefilm in preparazione, mentre aumentano in maniera vertiginosa i programmi "senza scheletro", senza testo pronto. In altre parole, i reality. E' il trionfo del trash in tv, e vacillano anche altri capisaldi. Come i Golden Globes: la sessantacinquesima edizione dell'anticamera degli Oscar avrebbe dovuto svolgersi domani [domenica]. MA ANCHE quella manifestazione e stata inghiottita dal silenzio di una categoria lavorativa che e responsabile del successo di prodotti tv tanto quanto le star protagoniste. Eppure per ogni dvd venduto a prezzo pieno, lo sceneggiatore guadagna solo 4 centesimi di dollaro. Più remunerativo cucire palloni? Sicuramente: l'accordo vigente era stato preso nel 1988, in piena era superdollaro, quando internet era ancora un esperimento militare. Gli inventori delle caustiche battute del dottor House, dei casi di C.S.I o delle Casalinghe Disperate chiedono di rinegoziare. Fino a che non accadrà, vacche magre per tutti, anche per l'Italia: tante le serie che ormai partono quasi in contemporanea con gli Usa.
Prepariamoci ad un rigido inverno... ■

venerdì 11 gennaio 2008

FACCIO COME #@zz§ MI PARE

Non c'è faccia per l'ignoranza.
E non c'è limite d'età.
In ogni momento della giornata, di fronte a qualunque microevento si verifichi di fronte ai nostri occhi, le persone che compiono sregolatezze sono le più svariate. Non c'è un canone, non c'è per nessuna cosa.
Stamattina mi sono successe due cose, simili tra loro, che sembrano banalità, ma non lo sono affatto.
Riassumo: per recarmi al luogo del mio momentaneo lavoro, devo prendere autobus, metro e trenino. Un'ora e mezza circa di viaggio che mi mette di fronte agli occhi, quotidianamente, le più varie situazioni umane. Io osservo.
Oggi, giunto alla fermata dell'autobus dove scendo per prendere la metropolitana, l'autista ferma il mezzo e apre le porte dell'autobus. Questo in particolare era dotato di una centrale per scendere e due laterali per salire. A scendere eravamo una ventina di passeggeri, tutti ordinati e in fila. A salire c'era solo una ragazzetta. Minuta, carina, silenziosa e paziente. Era ferma a naso insù, a cercare lo spiraglio per potersi infilare tra noi. Ma senza spingere, solo con lo sguardo. Le due porte laterali aperte non le bastavano. Forse erano di un colore che non la invogliavano a prendere posto sul mezzo.
Lei è rimasta lì, per de minuti buoni, ad aspettare che uscissimo tutti per poi salire dall'unica porta dalla quale è vietato farlo.
Costumi di questa società che perpetrano l'errore facendolo diventare consuetudine.
E se per caso mi fosse passato per la testa un pensiero del tipo come crescerà questa ragazza nella sua personale interpretazione delle regole sociali? la risposta è arrivata quando, poco dopo, mi sono trovato a dover salire sulla metropolitana.
Stazione affollata, vagoni semivuoti, poca gente pronta a scendere. La situazione ideale per il viaggiatore pendolare. Quando il treno si ferma, mi faccio da parte rispetto alla porta che si sta per aprire, per permettere ai viaggiatori di uscire comodamente.
Che se non bastasse l'intellegenza a farci fare quest'operazione, esiste comunque una regola che ne insegna i modi. E invece due cinquantini, uomo e donna, abbracciati fianco a fianco, rimangono fermi e fieri di fronte alla riga nera di plastica che divide le due ante della porta scorrevole. La porta si apre.
Quando finalmente anche il dodicesimo viaggiatore uscente li ha spallati, urtati, strattonati, guardati male e in qualche modo maledetti, semplicemente sono entrati nel vagone e hanno preso posto.
Probabilmente erano i genitori della ragazzetta che qualche decina di metri sopra di loro aspettava l'autobus.
Si cresce, ma non si perde il vizio. E' storico. E' genetico. E' radicato, molto in profondità, quando un modo di fare lo perpetriamo per anni senza cercare di cambiare. E si invecchia, trovando normale e regolare essere prevaricati in ogni direzione.
Così è normale che le regole diventino solo un intralcio alla sopravvivenza e non un metodo di vita che permette di esistere tutti insieme, all'interno di una società.
Lo dicevo qualche tempo fa e lo dirò ancora: armonia non è una parola così difficile.

giovedì 10 gennaio 2008

STAVO DICENDO?

La capacità di fermare un pensiero e tenerlo fermo, potendolo ritrovare quando se ne ha bisogno è pari alla propria capacità di concentrazione.
Ma in percentuale maggiore la prima capacità è legata alla terza: quella di fermezza morale. O paranoica metodicità concettuale.
Ad esempio, io avevo aperto il blog per scrivere una cosa che mi era sembrata interessante, un argomento che adesso mi sfugge perchè è passata una collega che di argomenti ne aveva di più, come dire, convincenti. Su cui valeva (e vale tutte le volte) soffermare la propria attenzione.
La sua fermezza, i suoi argomenti sod... fermi, catturano la mia visuale romantica e insieme offuscano le mie convinzioni più radicate sulla loro natura.
Da Dante in poi, sulla donna se ne son dette tante e in Sex and the City abbiamo sentito tutte le altre, ma alla fine, in summa argomenti, la femmina è un po' fascista: quello che è suo non lo vuol dare a nessuno tranne ai tesserati che lei decide di ammettere al suo partito.
E il maschio, delle cui gesta e del cui umore abbiam sentito di tutte le risme, dalla sua cavernicola incapacità di comunicare alle sue prodezze di cavaliere nobile, alla fine è bandieruola al vento.
Nelle sua indole alla fine è quel comunista un po' democristiano (oggi si dovrebbe dire democratico) che ha ben chiaro il vantaggio sociale di una casa del popolo dove ognuno divide con gli altri quel che ha.
Per questo non ci capiamo. E siamo distratti.
E in quest'eterna lotta genetica di possesso e distribuzione, la mia collega mi fa intuire che passare al suo partito esclusivo farebbe di me, indubbiamente, uno tra i molti ma altrettanto indubbiamente, uno fortunato.
E allora sapete che vi dico: più approfondisco i punti del suo programma, più sale l'urlo liberatorio.
Ai poeti segaioli, gli onanistici virtuosi del trittico, nonchè agli onesti lavoratori e ai liberi pensatori dico questo: andate a prendervela nel culo tutti.
Da oggi farò di tutta l'erba il fascio, di ogni fascio il mio littorio, di ogni littorio un soprammobile su cui posare i miei trofei.

Mi è tornato in mente il pensiero per cui avevo aperto il blog, inizialmente:
quell'esser leggero in me
del corpo appesantito dai troppi viaggi
in quel ritorno mai accompagnato
mi porta alla soglia di una vita ancestrale
che contorna e accentra
il limitare dei mie dubbi terreni.

RIFLESSIONE

SICCOME RIFLETTO,
GLI ALTRI
VEDONO SOLO
SE' STESSI.