mercoledì 28 maggio 2008

IO SONO DI SINISTRA (2)

Se è vero che noi di sinistra abbiamo perso le ultime elezioni, la fede e la speranza che un dialogo di crescita e investimento possa esistere, vedendo quale classe politica ci rappresenta, è altrettanto vero che dalla parte dell'opposizione, oggi di nuovo al governo, esiste un entusiasmo che ci fa quasi invidia, più che paura.
Mi viene da pensare a tutti quegli yuppies degli anni ottanta, fine anni ottanta, che si davano gran pacche sulle spalle e sorridevano sempre. Avevano talmente tanta fiducia nel futuro che hanno devastato il loro presente e anche il nostro. Quella filosofia di vita troppo edonistica ha comunque trascinato dietro pure noi, che ineluttalbilmente ne abbiamo fatto parte.
E' stato allora che abbiamo cominciato a correre all'indietro.
Ero poco più che un giovane vent'enne e cercavo una strada per la mia carriera. Quindi mi son dato da fare per allacciare rapporti, per imparare trucchi del mestiere e per presentare al meglio il mio operato. Per vendermi, insomma. Perchè certamente ogni bravo venditore sa che deve gestire una serie di compromessi se vuole portare a casa il contratto. Sa bene che deve sottostare a delle promesse, per poter accaparrarsi la fiducia delle persone, che con i soldi comprano il prodotto e con la stretta di mano comprano l'uomo. E la sua anima.
E' stato così che ho scoperto che essere imprenditori significa essere di destra.
Bisogna guardare gli altri come fossero diversi, bisogna sfruttare le occasioni e invadere il territorio. Spezzare le reni all'altruismo, che non porta benefici immediati.
Bisogna dare cieca fiducia al futuro, non costruendolo sulle basi del passato, ma sulle ceneri del presente.
E non è di politica che sto parlando. Cercate di seguirmi.
Mi sono accorto che imprenditore significa vivere in maniera estrema. E gli estremi ci sono sia a destra che a sinistra.
Ma se è vero che la sinistra è la mano del cuore, la destra, è altrettanto vero, è quella che utilizziamo per mangiare. Certo, per chi è mancino la mano è la stessa. Ma quel che voglio dire è chiaro a tutti. Se non ci nutriamo, il cuore cessa di battere. Se non conquistiamo, lo spirito si abbatte e muore. Se non osiamo, la speranza di un futuro migliore cessa di esistere.
E' questo che spinge l'uomo a cercarsi al di là dei sogni.
Ma il pensiero, l'indole, la propria sensibilità e l'innegabile visione personale delle cose, e dei valori, della vita distinguono ognuno di noi.
Quindi ho preso coscienza che sono di sinistra. E forse anche una brava persona. Ma le due cose non sono consequenziali. Sono io. Ancora oggi non mi interessa il profitto, ma il buon successo dell'operazione. Se il mio prodotto funziona, allora anche il cliente avrà successo. Purtroppo il mio aspetto da panda mi ha destinato ad un precoce senso di specie in via di estinzione. Oltretutto mi piace tantissimo l'insalata e altri tipi di erba con cui mi nutro e mi dedico alla ricerca della felicità. Ma con questo non voglio dire che quelli sinistroidi siano dei deboli.
Io non sono un debole e neanche un perdente. Sono solamente di sinistra. Ma intendo la mia sinistra.
Credo nelle persone, ma anche che non siamo tutti uguali. Credo nel lavoro e non nello sfruttamento. Credo che il pane e la casa ce la dovrebbero avere tutti, ma non la macchina o il cellulare. Credo che ciò che mi conquisto è mio e, se voglio, lo divido con altri. Credo che tutti dovrebbero lavorare, ma non che tutti possono fare lo stesso lavoro.
Credo nel valore dell'identità e nellla forza delle idee, ma non vado in giro gridando agli altri quanto sono fico, ma metto a disposizione della società il mio ingegno.
E' questa cosa, questa indole, questo modus vivendi che mi etichetta come un debole ma questo non significa che lo sia.

Ad ogni modo, guardando i miei amici, di tutte le razze, religioni e credo politici, muoversi in questo habitat nel migliore dei modi possibili, mi chiedo come mai da quella parte politica esista tanto coinvolgimento. E se lo chiede pure Claudio Lazzaro, in un'intervista su Epolis del 28 maggio 2008.
Non ho ancora visto il suo film-documentario, però da quello che ho capito della trama e del soggetto, racconta il vissuto dei gruppi di destra cosiddetti estremi. Ma non ne sto parlando per dare un giudizio sul valore dell'opera, è solo che mi è vienuto da fare il parallelo con quelli che filmavano quel tipo di raduni, pensando di realizzare semplici documentazioni storiche, poco più di ottant'anni fa.

Le ceneri del passato si disperdono al vento, portando ai più l'odore dei ricordi.
Agli altri resta la sensazione di un puzzo indistinto che bisogna sbrigarsi a togliere di torno.

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