venerdì 11 gennaio 2008

FACCIO COME #@zz§ MI PARE

Non c'è faccia per l'ignoranza.
E non c'è limite d'età.
In ogni momento della giornata, di fronte a qualunque microevento si verifichi di fronte ai nostri occhi, le persone che compiono sregolatezze sono le più svariate. Non c'è un canone, non c'è per nessuna cosa.
Stamattina mi sono successe due cose, simili tra loro, che sembrano banalità, ma non lo sono affatto.
Riassumo: per recarmi al luogo del mio momentaneo lavoro, devo prendere autobus, metro e trenino. Un'ora e mezza circa di viaggio che mi mette di fronte agli occhi, quotidianamente, le più varie situazioni umane. Io osservo.
Oggi, giunto alla fermata dell'autobus dove scendo per prendere la metropolitana, l'autista ferma il mezzo e apre le porte dell'autobus. Questo in particolare era dotato di una centrale per scendere e due laterali per salire. A scendere eravamo una ventina di passeggeri, tutti ordinati e in fila. A salire c'era solo una ragazzetta. Minuta, carina, silenziosa e paziente. Era ferma a naso insù, a cercare lo spiraglio per potersi infilare tra noi. Ma senza spingere, solo con lo sguardo. Le due porte laterali aperte non le bastavano. Forse erano di un colore che non la invogliavano a prendere posto sul mezzo.
Lei è rimasta lì, per de minuti buoni, ad aspettare che uscissimo tutti per poi salire dall'unica porta dalla quale è vietato farlo.
Costumi di questa società che perpetrano l'errore facendolo diventare consuetudine.
E se per caso mi fosse passato per la testa un pensiero del tipo come crescerà questa ragazza nella sua personale interpretazione delle regole sociali? la risposta è arrivata quando, poco dopo, mi sono trovato a dover salire sulla metropolitana.
Stazione affollata, vagoni semivuoti, poca gente pronta a scendere. La situazione ideale per il viaggiatore pendolare. Quando il treno si ferma, mi faccio da parte rispetto alla porta che si sta per aprire, per permettere ai viaggiatori di uscire comodamente.
Che se non bastasse l'intellegenza a farci fare quest'operazione, esiste comunque una regola che ne insegna i modi. E invece due cinquantini, uomo e donna, abbracciati fianco a fianco, rimangono fermi e fieri di fronte alla riga nera di plastica che divide le due ante della porta scorrevole. La porta si apre.
Quando finalmente anche il dodicesimo viaggiatore uscente li ha spallati, urtati, strattonati, guardati male e in qualche modo maledetti, semplicemente sono entrati nel vagone e hanno preso posto.
Probabilmente erano i genitori della ragazzetta che qualche decina di metri sopra di loro aspettava l'autobus.
Si cresce, ma non si perde il vizio. E' storico. E' genetico. E' radicato, molto in profondità, quando un modo di fare lo perpetriamo per anni senza cercare di cambiare. E si invecchia, trovando normale e regolare essere prevaricati in ogni direzione.
Così è normale che le regole diventino solo un intralcio alla sopravvivenza e non un metodo di vita che permette di esistere tutti insieme, all'interno di una società.
Lo dicevo qualche tempo fa e lo dirò ancora: armonia non è una parola così difficile.

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