martedì 9 ottobre 2007

USCITA LATO d'ESTRO

Chissà se a diventare sinistrorsi si diventa anche un po' sinistronzi?
Se ci si nasce, può essere un vantaggio. Si può imparare a gestire ambo le ambivalenze, ambire ad un ambito, magari per via di un ambo. Ma ambedue sappiamo (io che scrivo e tu che leggi) che essere sinistrorsi oppure sinistroidi sono cose ben diverse. E non concettualmente.
Del resto anche continuare a voler essere destrorsi ma poco estrosi non avrebbe senso.
C'è da dire che la natura ha dato all'uomo una caratteristica che oserei definire umana, cioè la capacità di adattamento.
Percui alla fine quello che geneticamente prevale e ci fa prevalere sulla natura stessa è quella sfumatura di estro estroverso che esterniamo quotidianamente. Chi osserva vojeuristicamente la vita senza testa sulle spalle e fianchi larghi per ammortizzare i calci della vita, alla fine è destinato all'estinzione. Così bisogna saper accettare il progresso come quella particolare sfumatura del destino che infiamma gli animi e il pregresso come quella particolare visione che sfuma l'animo di gesso.
Gesso in polvere, soffocando l'entusiastica immobilità di un dejavu vojeuristico.
Insomma, che sia bello o che sia brutto, quello che conta è che sia un costrutto.
Che sia brutto o che sia bello, quello che conta è un ritornello.
Prossima fermata, uscita lato, d'estro.

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