NEL TEMPO che fu di magia e sabbia delle mie estati calde dei primi anni settanta, quando gli ultravioletti erano già un pensiero ma non tanto quanto il buco nell'ozono, tra i tanti ricordi che affollano le mie memorie di quei tempi, un ricordo in particolare mi balza ogni tanto in mente, un gioco che mi affascinava e mi divertiva tantissimo: le piastrelle.
Qualcuno di voi se le ricorda?
Erano colorati, leggeri e sottili dischi di plastica, di solito gialli e rossi, alternati, ma anche arnacioni o blu. Si giocava tirandoli a mo di frisbie (o come diavolo di scrive) quando ancora il fris.. quello là, non c'era. Si giocava con le regole delle bocce. Cioè, c'erano quattro piastrelle di un colore e quattro di un altro e poi c'era un piastrellino. Questo si lanciava per primo e il più lontano possibile (eravamo bambini) e poi tutti si doveva lanciare quelle grandi per avvicinarsi il più possibile a quello piccolo.
Io avevo tre / quattro anni, all'epoca.
Non so se ci giocassi davvero. Credo che l'unica cosa che facessi fosse di ridere e guardare.
Forse, ma dico "forse" cominciavo a giocarci.
Oggi sono passati trentasei anni e ogni anno che vado al mare, le cerco.
Ma a parte i campi da pallavolo [beachvolley], il classico pallone [beachsoccer], i racchettoni [beachtennis], gli aquiloni [beachflyer] e qualche sporadico bocciofilo [beachrare], non vedo altri passatempi giocati sulla rena.
Mi chiedo se le vendano ancora.
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