domenica 2 gennaio 2011

2011 propositi

Anno nuovo. 2011.
L'anno dei paletti.
Cosa cambia rispetto a quello passato?
Nella mia sfera personale, quasi tutto.
Pensieri più corti. Concetti più semplici. Dove sia possibile, più azione.
Le domande rimaste senza risposta nel 2010 non sono più una mia domanda.
E qui si chiude anche definitivamente questo blog.

mercoledì 17 novembre 2010

In una sala di un oratorio

In una sala di un oratorio c’è un poster attaccato al muro. E’ un cartoncino bianco sul quale dei bambini hanno scritto cosa sentono che sia Gesù per loro. L'ho guardato a lungo e, a parte la simpatia per le evidenti incongruenze delle relazioni parenterali, quelle esternazioni mi hanno ispirato questa mia personale visione.
I nomi sono inventati.

Gesù è mio fratello, dice Filippo, figlio unico di una coppia un po’ possessiva. La madre lo bacia ogni minuto dicendo che lui è la sua unica ragione di vita. E se fosse doppia? Si chiede ogni sera prima di addormentarsi dopo che il padre lo ha messo a letto e gli ha raccontato una fiaba. Se fosse così, potrei avere un po’ di tempo per fare le mie cose e giocare...

Gesù è mio padre, dice Elena che ha i genitori separati. Suo padre è in Brasile ma invia foto per non farsi dimenticare. Elena guarda malinconica quelle immagini, lui sorride divertito ed è sempre abbronzato ma sempre lontano. Quando c’è è pronto a giocare ma mai a fare un discorso serio. Alcuni uomini, amici della mamma, hanno provato a passare del tempo con lei, ma anche loro non erano mai veramente lì...

Gesù è il mio amico, dice Giulio che ama studiare e capisce le cose più velocemente degli altri. Per questo motivo i suoi compagni lo chiamano in cento modi diversi ma mai per nome. E non lo invitano alle feste. Non gli confidano i segreti. Ma lui li capisce comunque. E Gesù lo guida con le sue parole dette migliaia di anni fa, perché sono sempre migliori di quelle che sente oggi...

Gesù è accanto a me, dice Valeria che già un paio di volte è scappata di casa. Mamma e papà non la capiscono, dicono che è ancora troppo piccola per certe cose, che non hanno tempo da perdere con le sue sciocchezze. Così quando vaga per la città guarda sempre l’ombra sui muri o per terra. E quando vede che si sdoppia, il suo cuore si riempie di emozioni e aspetta il suono della sua voce. Poi quelle ombre passano oltre insieme alle persone che le accompagnano e capisce che ancora una volta era un’illusione. Ma nel cuore sente forte la sua presenza. E va avanti. A volte torna a casa da sola. A volte la vengono a cercare...

Gesù è fratello, padre, amico e forse anche ombra. 
Gesù è ovunque e a questo punto, per alcuni bambini di quell’oratorio, è anche chiunque.
Ma è comunque presente.
E questo è quanto.

sabato 11 settembre 2010

fango e priorità

roma ai romani, l'italia agli itagliani!


http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=118065&sez=HOME_ROMA

domenica 11 luglio 2010

di nuovo non c'è nulla all'orizzonte

Il campionato mondiale 2010 è finito!
Finalmente niente più vuvuzela!!!!
Con Olanda-Spagna sullo zero a zero all'84mo minuto di gioco si può ufficialmente dire che il mondiale è finito. E' finito ancora prima di cominciare. Non dico questo con il sentimento di ripicca per l'espulsione della nazionale italiana, ma con la malinconica sensazione che questi mondiali hanno davvero rimarcato, come ennesima voce del coro, la fine di un'epoca.
Gioco spento, giocatori inutili, allenatori senza spessore, partite (non tutte) giocate per necessità. Ho visto tutti mondiali dal 1974 in poi e mai indipendentemente dalla nazionale italiana mi sono annoiato tanto.
Non sono un cultore del calcio nè un fanatico di qualche campione in particolare, ma uno dei tanti sopravvissuti del primo decennio del nuovo secolo, in cui abbiamo assistito al disintegrarsi di ogni riferimento al passato per vederlo sostituito da un'attualità terrificante e brutta.
Sono felice per la piccola avventura vissuta dal popolo sudafricano, ma ho paura che diventerà solo una delle tante leggerezze di questo decennio. L'inconsapevole leggerezza delle azioni dell'esistenza umana sta già cominciando a vedersi presentare il conto. Ma va tutto bene, tutto questo è già successo.
Infatti, dopotutto, sembrerebbe che non c'è nulla di nuovo all'orizzonte.
O magari, dopotutto, sembrerebbe che di nuovo, non c'è nulla all'orizzonte.
Provate a dire queste ultime due frasi con pause differenti ad alta voce.

PS. per la cronaca, la nazionale di calcio spagnola ha vinto il mondiale 2010.

lunedì 24 maggio 2010

questione di spessore

Pier Luigi Vigna, Magistrato
Intervista di Silvia Zingaropoli per EPolis-Roma
24 maggio 2010

D. Berlusconi rigetta la teoria della "nuova tangentopoli". Cosa  è cambiato da allora?
R. Allora si agiva molto per lo più per i partiti. Ora si agisce per profitto personale. Ed è molto più grave.

Di tutta l'intervista riporto solo questo stralcio. Questo dice tutto, a mio parere, dell'evoluzione della specie. Non solo politica, ma anche sociale. Si vorrebbe una società insensibile, fuorviata su altre problematiche, di ben più sottile spessore.
E la sottile linea dell'indifferenza sta diventando l'enorme linea della differenza.


martedì 18 maggio 2010

porco il clero!


La saggezza supera i confini del tempo.

L'antico, amico che per sensibilità confina con la pazienza estrema, anche quando la situazione meriterebbe ben più d'un "mannaggia mannaggino" per sfogare l'animo, non ha mai espresso i suoi sentimenti di disapprovazione in altro modo se non che con un laconico, estemporaneo, rabbioso, imperativo "ma porco il clero!

E nella sua ragione di scelta del soggetto, mai come oggi questa sua imprecazione è diventata profeticamente attuale. D'altronde mai come oggi, a livello mediatico, il clero è mai stato così porco.
Non che sia una così grande novità, quella dell'ipocrosia del clero e dell'omertà delle classi di potere.
La storia è piena di figli di papi, così come di figli di puttana.
E se puttana è sinonimo di perversione, di donna porca, allora oggi invece di eventuali porcaputtana o porcaCittàDiElena, ora più che mai, se proprio si deve, è il momento di esclamare a voce alta "ma porco il clero!"

sabato 24 aprile 2010

survivor


Uno, due, tre. Prova.
Arrivo con 12 anni di ritardo sul volo 2039.
bastardo d'un Chuck. Quel Chuck, Palahniuk.
Il racconto è terminato, ho ascoltato tutta la registrazione e vissuto tutta la straziante storia. E ora è finita. E non posso neanche immaginare un seguito, un ideale seguito delle vicende umane di quel personaggio. Schiantato in solitudine tra le sabbie del deserto australiano. Bastardo d'un Chuck, che diventa anche inutile venirti a cercare per sapere che cosa è successo a Fertility e al figlio che portava in grembo. O che cosa abbia pensato tra le pieghe del tempo Tender Branson. Diventa inutile perchè non voglio e non posso diventare un emulo dell'infermiera che teneva segregato il suo scrittore preferito per far rivivere Misery, morta nelle pagine dell'ultimo romanzo ancora inedito del suo prigioniero. E così devo tenermi dentro questo mistero, questa curiosità morbosa che sei capace di scatenarmi ogni volta che giro pagina.
Uno, due, tre. Prova.
Internet e il blog possono sembrare eterni come il nastro d'acciaio di una scatola nera. Sempitura memoria di un pensiero, di una traccia di vita, di una traccia di invidia e di gelosia. Vita preziosa mai vissuta eppure ne ho nostalgia. Sto scrivendo in questo spazio da diverso tempo, ma è come se fosse un lungo, deciso, terminabile volo verso l'impatto finale col terreno. Non sto lanciando una richiesta di soccorso, forse l'ho pensato in passato, ma ora la pelle si è indurita e la velocità non mi spaventa più, non mi dà più quella sensazione di abbandono, paura di restare indietro e non capire.
Bastardo d'un Chuck Palhaniuk. Essere umano incredibile e impossibile come il suo nome e cognome. Speleologo dell'animo umano. Del peggiore stadio di decomposizione dell'animo umano. Ma non irreale o illusorio. Invece incredibilmente plastico nel suo assurdo mondo iperrealistico.
A questo punto, a questa distanza, a questa velocità d'impatto prometto che non verrò a cercarti per farti sputare la verità che nascondi. Lo prometto solo se prometti che non verrai a cercarmi. Che sarai capace di lasciare in pace il mio corpo, continuando a solleticare la mia bramosia di torbido attraverso i tuoi libri.
Uno, due, tre. Prova.

domenica 7 marzo 2010

ci vorrebbe un tappetino

Certe volte mi sveglio di notte, cercando una ragione che mi faccia capire perchè. Così, mentre riscopro il motivo per cui abbia smesso di dormire, accanto a mia moglie che invece se ne sta tranquilla a respirare, io, fissando il vuoto che si va illuminando del chiarore esterno delle luci artificiali, ripenso all'incipit del libro "Come Dio comanda", di Niccolò Ammaniti. 
Ripenso a come si sentiva Rino Zena e al fatto che anche io, poggiando i piedi a terra la mattina, avrei tanto bisogno di un tappetino.

-------------[estratto del prologo]
"Svegliati! Svegliati, cazzo!"
Cristiano Zena aprì la bocca e si aggrappò al materasso come se sotto ai piedi gli si fosse spalncata una voragine. Una mano gli strinse la gola. "Svegliati!..."
Ma è notte, pensò.
Fuori dalla finestra era tutto nero tranne il cono giallo del almpione in cui affondavano fiocchi di neve grossi come batuffoli di cotone. Cristiano si accocolò nel groviglio caldo di coperte e lenzuola. Il cuore gli batteva ancora forte. "Perchè mi hai svegliato?"
"Come fai a dormire?"
"Dormo..."
"Bravo. Non lo senti il bastardo? Dormi troppo pesante. In guerra a te, ti bevono per primo."
Cristiano si concentrò e sentì lontano l'abbaiare rauco del cane di Castardin.
"Il cane?"
"Ce l'hai fatta... incominciavo a preoccuparmi. Non ha smesso un minuto. Neppure sotto la neve."
Ma che ore sono? si chiese sbadigliando Cristiano. Il quadrante luminoso della sveglia segnava le tre e ventitrè. Suo padre si accese una sigaretta e sbuffò. "Ha rotto il cazzo!"
"E' mezzo scemo quel cane. Con le bastonate che ha preso..."
"E a me cosa me ne frega se quel cane è scemo? Mi ha rotto i coglioni. Io domani devo lavorare..."
Si avvicinò al figlio e si sedette sul bordo del letto.
"La sai un cosa che mi dà veramente fastidio? La mattina, quando faccio la doccia, uscire fuori tutto bagnato e mettere i piedi a terra, sulle mattonelle gelate, rischiando pure di rompermi l'osso del collo." Gli sorrise, caricò la pistola e gliela porse reggendola per la canna: "Stavo pensando che ci vorrebbe proprio un bel tappetino di cane."

sabato 6 marzo 2010

sanremo 2010: anche quest'anno è finito...

... ma pur non avendolo visto, mi ritroverò lo stesso imparare a memoria quelle canzoncine di merda per vie traverse....
Guardate il video....

sabato 30 gennaio 2010

2008, 2009 e 2010

Il 2008 è stato l'anno tondo.
Chiamato così perchè tutto era rotolato con una certa leggerezza verso un surreale benessere. Provenendo da un 2007 di cacca, dove nulla funzionava, il 2008 sembrava promettere proprio verso la fine che il successivo anno non avrebbe presentato grossi problemi.

Il 2009 era quindi, di conseguenza, l'anno circolare.
L'avevo chiamato così perchè tutto sembrava stesse circolando con un moto sinuoso e costante verso soluzioni che potevano diventare le basi per un futuro meno incerto.
E per fortuna che le cose circolavano, perchè dal 13 gennaio ne ho avuto davvero bisogno. Circolando meglio che poteva, il sangue affluiva al cervello e poi in tutto il mio corpo fino a ridarmi la vita che sembrava persa in un sogno comatoso durato 23 giorni e che poi è finito bene.
Così in tutto il 2009 è circolato attorno a me un senso di ripresa della mia sfera intima in contrasto col senso di paralisi del genere umano: crolli economici, crolli sociali, crolli fisici e terremoti, devastazioni, governi ladri, Berlusconi e Veltroni.
Alla fine anche il 2009 è passato.
Anche lui verso la fine regalando un senso di ripresa e benessere personale quasi insperati.

Il 2010 quindi sarà l'anno quadrato.
Sarà l'anno chiamato così perchè le cose dovranno essere esattamente quelle che sono, senza dubbi. Senza angoli smussati. Dovrà rispondere a una serie di domande lasciate in sospeso negli anni passati, e le risposte dovranno far quadrare i conti che sembrano non tornare mai.
Per quanto continua un certo senso di disagio sopravvivere dentro una vita che profuma di morte, ogni giorno.

sabato 23 gennaio 2010

Romani

Io sono romano. Anzi, io so' romano. E so' orgojoso de esselo. Drento de me scorre impetuoso il sacro sangue trasteverino. Il fiume che vide nasce Roma e che oggi passa in mezzo a 'na metropoli immensa. Disordinata. Caotica.
Ma numme scordo da dove provengo. I romani se so' ammischiati co' tutti li popoli ch'anno incontrato, senza fermasse. I romani, s'allargano ma nun se fermano. E così so'arrivati ai margini der mondo, ai confini della loro realtà. E come eredità c'hanno lasciato er senso de quella evoluzione: m'allargo ma non me fermo, a costo de sfiorà i confini della realtà.
Er romano de oggi che cammina sulle strisce pedonali, lo sa benissimo, jelo dicon li geni de'i suoi avi: er romano che te viè incontro, s'allarga ma nun se ferma. Lo sa bene er romano de oggi al volante de'la macchina sua, moderno carro da guerra e non semplice mezzo di trasporto, supero i confini della realtà, del buon senso, della ragione, ma nummefermo! E la corsia opposta diventa il territorio da conquistare e chi ci abita resta il barbaro popolo da sconfiggere.
Lo sa bene il moderno romano che percorre la sua corsia senza fretta. E' la sua corsia e lui ce po' ffà quello che je pare. Il bello de esse romani moderni è che un po' sei il conquistatore, l'invasore, l'eroe e un po' sei il barbaro abitante di luoghi a lui non più riservati, cche deve piegarsi alla ferocia dell'invasore.
E in mezzo, l'uomo comune. Il momentaneo coniglio immobile, affascinato dall'assistere all'evento imponderabile, estasiato dal partecipare involontariamente allo scavalcare i limiti dell'impossibile in quei pochi attimi che restano alla sua vita.
E poi, il miracolo. Divino o no,ma miracolo.
L'invasore scansa l'uomo ed evita per un pelo il barbaro. Ma tutti, simultaneamente e per merito dell'evento, diventano indivisibilmente “A stronzo!” in un coro così sincrono che gli angeli per un attimo smettono di fare le loro faccende.
E' da qui che è partita la civiltà romana: tutti i popoli, indistintamente, sotto l'egida del vessillo del senato, diventavano indissolubilmente romani. O stronzi.
Ma io sono fiero di essere cittadino di questa grande metropoli, per la grande fortuna che ho avuto di nascere in un luogo dove piove poco, fa quasi sempre una temperatura mite e d'estate sono vicino al mare.
Peccato che ovunque sia pieno di romani.

lunedì 30 novembre 2009

è il momento di riflettere [3]

LA LETTERA.
di PIER LUIGI CELLI

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.
Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.
Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.
Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.
Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.
Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai.
Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

(30 novembre 2009)

martedì 20 ottobre 2009

è il momento di riflettere [2]

Come dicevo tempo fa in un mio precedente post, è il momento di riflettere.
Quel post cominciava così:
Proprio ieri mattina ero al bar con l'antico geometra, il mio amico Vincenzo, per una volontà fortuita del caso. Io passavo distrattamente davanti alla vetrina del locale, lui era quotidianamente presente all'interno.

Il bar in questione ora è chiuso.
Il proprietario ha venduto il locale, il suv e penso anche la casa e se ne è andato in Venezuela.
Io continuo a parlare col mio amico, ma ora il caffè lo andiamo a prendere in un altro bar.
Caffè italiano, servizio extra.... comunitario.

one of my turns

Le parole, i gesti ritmici, le discrepanze dei movimenti, degli intenti.
L'armonia della luce sulle goccie d'acqua, la profondità, la vastità, il buio dei fondali dei laghi. L'immobilità. L'apparenza della vita in lontanza, all'orizzonte.
La quotidianità. Il rancore e l'odio e il perdono e il sorriso amaro, nel tempo che non regala nulla se non le sue sorprese illogiche. La vita dopo la morte, il tentativo puerile di inseguire l'intuito.
Il fascino e l'intelletto, l'intimità delle lenzuola, la volgarità del letto. Lascivia, saliva, sguardi, sospiri e rantolii. L'amore, l'amicizia, la promessa di fedeltà.

C'è qualcosa che affascina in un tramonto, qualcosa che disorienta in un'aurora. L'anima ci accompagna in ogni ora del giorno e della notte. Il nostro sesso palpitante ci fa scoprire la voce delle altre anime, la nostra nel coro. La vagina, il pene, il cioccolato, la velocità, l'istante. Il piacere.
C'è qualcosa nell'ombra degli sguardi che distrae, c'è qualcosa nella luce delle pupille che attrae.
Sensualità, complicità, intesa, l'eterno. La complicità.
Scoprire, toccare, capire. Assaporare, giocare, vivere.
Catalogare, riconoscere, sapere.
Stancarsi. S e n t i r s i  l e n t i, rallentati, affaticati. Seduti.
Aspettare di avere ancora un attimo, un fiato, un rantolo.
Uno sguardo alla stanza, alla nostra ombra, all'orizzonte.
E poi morire.



lunedì 12 ottobre 2009

sputtana me e l'italia


Più che il fatto del giorno, è la riconferma del decennio.
Ma le malefatte di Prodi o gli inciuci di D'Alema erano davvero così brutti?

venerdì 9 ottobre 2009

l'importanza della fetta di pane

Ora di pranzo.
Finisco di condire l'insalata olio e aceto balsamico. Niente sale.
Però un po' di pane ci vuole. E mentre mi accingo a posare la lama dentata del coltello sulla crosta del filone, penso: qui ci vuole un certo spessore di mollica, ci vuole quel tanto di spessore per sentire che sto mangiando qualcosa e anche il suo sapore.
E ho avuto questa folgorazione, ho sentito una voce che diceva "osanna nei cieli" e ho visto la luce, ho avuto la conferma che nella vita il senso si trova nel prendere posizione nei confronti delle proprie idee.
Altro che crisi economica e sociale, altro che internet o le banche virtuali. Ci vuole la fetta di pane giusta per compiere grandi cambiamenti. Per esaltare, accompagnare, comprendere, gustare il sapore della pietanza e della propria convinzione. Per entrare in armonia cosmica col proprio io gustativo, quello che ci porta a conoscere l'aspetto reale delle cose che mettiamo sotto i denti.
Lo spessore della fetta di pane è sostanziale al benessere più profondo.
Il mito di Gesù si fonda su poche cose, tra queste il momento in cui prese il pane e lo spezzò. Il pane visto come corpus Cristi, come salvezza e redenzione.
Ma l'ostia, che rappresenta tutto questo, è una sfogliatella sottile di farina.
Sarà per questo che sono rimasto ateo.

lunedì 5 ottobre 2009

problemi di comunicazione [2]

Nessuno, che lavori nel settore della comunicazione, sa con esattezza cosa possa accadere in un determinato giorno dell'anno, avendo preparato per un'azienda un comunicato e affittato per la stessa uno spazio dove esporre quel concetto.
Nessuno.

E' una pagina di qualche tempo fa, giovedì 27 agosto 2009.
Ma non è per la notizia di cronaca che mi interessa questo ritaglio,  in questo momento.
Bensì, per un motivo relativamente nascosto e macroscopicamente evidente. Quando ho visto questa pagina, per caso, mentre un signore sfogliava il suo giornale sul treno, non ho potuto fare a meno di notare la combinazione vincente della comunicazione globale.
Ancora una volta.
Per globale intendo quella comunicazione in tutte le sue forme di espressione, laddove poi sta a noi trovare le sfumature ed i significati reconditi del messaggio che il caso ci manda. Quotidianamente la mente percepisce quello che l'occhio vede e le poi la nostra capacità analitica corregge l'ordine di importanza degli eventi, o delle informazioni, in base alla nostra etica. Così su questa pagina troviamo diverse notizie che riguardano un caso giudiziario di troppo tempo fa ma che ora vede il suo epilogo. Però, aldilà di tutto, il titolo blu quasi a centro pagina richiama la nostra attenzione in modo prepotente.
Chi mastica un poco le dinamiche della comunicazione visiva e le tecniche della comunicazione pubblicitaria, riconosce il buon lavoro fatto dal grafico.
In questo caso la nostra attenzione viene poi attratta dal titolo a otto colonne in cima alla pagina: Strage del Circeo, ora è libero. Si è pentito.
A seguire l'articolo di chiusura, a sinistra, ci ricorda che i familiari hanno la rabbia che gli mangia il cuore.
Allora, a questo punto, l'informazione che abbiamo recepito è che chi sbaglia paga per la strage al Circeo, ma siccome lui si pente, i familiari hanno la rabbia nel cuore.
Ma in nostro soccorso arriva la capacità analitica a corregge l'informazione: per la strage al Circeo, Gianni Guido dopo aver scontato la pena, si è pentito ma questo non toglie la rabbia dal cuore dei familiari della vittima.
Ma allora chi è che paga?
Chi sbaglia.
E se poi si pente?
Ci pensa AXA.

venerdì 11 settembre 2009

sono il miglior premier della storia

Cari italiani
stavolta ho paura che gli extra terrestri si siano infiltrati tra noi, per davvero.
Ed è evidente che il nostro cibo, la nostra aria e sopratutto le nostre donne, non facciano bene al loro organismo.
Non c'è altra spiegazione.
Altrimenti vuol dire che la vostra classe politica è composta da un branco di umani impazziti.

Ma voi davvero pensate che non ci sia un'alternativa migliore a questo? Certamente ormai la situzione è irreversibile, in quanto il rischio (quasi concreto) è che il giorno che questo signore sparirà dalla scena come miglior premier della storia lo vdrete ricomparire alla vostra destra come amico del papa, o presidente della repubblica oppure come dittatore.
Non crediate che sarà capace di rinunciare a qualcosa dopotutto quello che si è comprato, cioè conquistato.

Ipse dixit: «Mai pagato per fare sesso: preferisco le conquiste»
E chiaramente voi ci credete.

mercoledì 9 settembre 2009

è morto mike bongiorno

La notizia è giunta per via telefonica.
Il mio amico, l'antico geometra, mentre ciarlavamo di quest'Italia e dell'altra, mi ha aggiunto anche questa news.
"Mike Bongiorno è morto."
Immeditamente ho pensato ad uno scherzo, ma so quando scherza.
Altrettanto immediatamente ho pensato "e Pippo Baudo, come sta?"