martedì 20 ottobre 2009

one of my turns

Le parole, i gesti ritmici, le discrepanze dei movimenti, degli intenti.
L'armonia della luce sulle goccie d'acqua, la profondità, la vastità, il buio dei fondali dei laghi. L'immobilità. L'apparenza della vita in lontanza, all'orizzonte.
La quotidianità. Il rancore e l'odio e il perdono e il sorriso amaro, nel tempo che non regala nulla se non le sue sorprese illogiche. La vita dopo la morte, il tentativo puerile di inseguire l'intuito.
Il fascino e l'intelletto, l'intimità delle lenzuola, la volgarità del letto. Lascivia, saliva, sguardi, sospiri e rantolii. L'amore, l'amicizia, la promessa di fedeltà.

C'è qualcosa che affascina in un tramonto, qualcosa che disorienta in un'aurora. L'anima ci accompagna in ogni ora del giorno e della notte. Il nostro sesso palpitante ci fa scoprire la voce delle altre anime, la nostra nel coro. La vagina, il pene, il cioccolato, la velocità, l'istante. Il piacere.
C'è qualcosa nell'ombra degli sguardi che distrae, c'è qualcosa nella luce delle pupille che attrae.
Sensualità, complicità, intesa, l'eterno. La complicità.
Scoprire, toccare, capire. Assaporare, giocare, vivere.
Catalogare, riconoscere, sapere.
Stancarsi. S e n t i r s i  l e n t i, rallentati, affaticati. Seduti.
Aspettare di avere ancora un attimo, un fiato, un rantolo.
Uno sguardo alla stanza, alla nostra ombra, all'orizzonte.
E poi morire.



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