venerdì 9 ottobre 2009

l'importanza della fetta di pane

Ora di pranzo.
Finisco di condire l'insalata olio e aceto balsamico. Niente sale.
Però un po' di pane ci vuole. E mentre mi accingo a posare la lama dentata del coltello sulla crosta del filone, penso: qui ci vuole un certo spessore di mollica, ci vuole quel tanto di spessore per sentire che sto mangiando qualcosa e anche il suo sapore.
E ho avuto questa folgorazione, ho sentito una voce che diceva "osanna nei cieli" e ho visto la luce, ho avuto la conferma che nella vita il senso si trova nel prendere posizione nei confronti delle proprie idee.
Altro che crisi economica e sociale, altro che internet o le banche virtuali. Ci vuole la fetta di pane giusta per compiere grandi cambiamenti. Per esaltare, accompagnare, comprendere, gustare il sapore della pietanza e della propria convinzione. Per entrare in armonia cosmica col proprio io gustativo, quello che ci porta a conoscere l'aspetto reale delle cose che mettiamo sotto i denti.
Lo spessore della fetta di pane è sostanziale al benessere più profondo.
Il mito di Gesù si fonda su poche cose, tra queste il momento in cui prese il pane e lo spezzò. Il pane visto come corpus Cristi, come salvezza e redenzione.
Ma l'ostia, che rappresenta tutto questo, è una sfogliatella sottile di farina.
Sarà per questo che sono rimasto ateo.

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