domenica 7 giugno 2009

Il Rag. PETROZZI

Il Rag. Petrozzi ascoltava le varie litanie in assorta meditazione.
Il suo sguardo assorto lasciava intuire che all'interno del suo animo si aggrovigliassero chissà quali riflessioni liturgiche, in questa domenica calda ma ventosa. La verità era che l'omelia del parroco, che esortava ad una incontrovertibile fede sull'amore divino per gli uomini, aveva lasciato in lui un piccolo dubbio.
Veniva invocato un amore per il prossimo a lui nuovo, per quanto usurato dai secoli: rimettere i debiti ai nostri debitori.
Petrozzi, un attimo prima di quelle parole, stava giustappunto pensando che aveva votato Berlusconi e il suo popolo delle libertà, per poter meglio portare a termine i propri affari personali e i propri comodi. In barba alle leggi civiche e morali sancite nel tempo dalle vicende umane.
Ma ora si rendeva conto che presto avrebbe potuto rendere spiegazione dei suoi comportamenti a qualcuno di più in alto di Berlusconi o di quei giudici persecutori e accaniti. E di sinistra.
Lui sapeva una verità, tenuta di riserva nel suo cuore da sempre: Dio perdona e rimette i debiti ai suoi peccatori. Se la ripeteva da una vita, ben sapendo che la clausola primaria del contratto stabiliva che la cosa si sarebbe potuta ottenere a patto che nel libro contabile a suo carico, le voci crediti e debiti, fossero pareggiate.
"Però Signore - si domandava e pregava insieme - tu lo sai quanto costa la vita. Quanto ci vuole per rendere felice un figlio il giorno del suo matrimonio, che è tra breve. Quanto ci vuole per mantenere la casa. E il SUV parcheggiato nel garage. Tu lo sai, che tutto ce l'ho grazie alla rendita che produce la mia attività. E che non posso rimetterci i miei crediti. La mia ricchezza economica dipende dalla riscossione dei debiti ai miei debitori. E ora che Berlusconi tentenna e sta dando fuori di matto, non sono più sicuro che potrei reggere il colpo se lui sparisse. Percui, ti prego, mio Signore, fai che le mie preoccupazioni spariscano quanto prima. Ti prego, Grazie. Amen."

La chiesa era davvero gremita, nelle navate laterali le persone stavano in piedi e i bambini non avevano spazio per correre. Poi la messa finì. Uscendo, mentre scendeva la gradinata, salutando e sorridendo, al Rag. Petrozzi lo colse un infarto fulminante che lo fece cadere e rotolare fino alla piazza.
Non ci fu nulla che la gente o i medici o le preghiere dei familiari potessero fare per lui.
Le sue richieste erano state ascoltate.
Insieme a tutte quelle dei molti debitori presenti in chiesa.
Gloria e lode al Signore.
Amen.

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